ALBERTO CAROTENUTO, Console generale onorario del Giappone a Napoli


1) Nato a Napoli: fierezza, imbarazzo, mero dato anagrafico?

Fierezza, soprattutto nel mio caso fierezza portata agli eccessi, io sono ancora convinto che essere napoletano dà nel background genetico una capacità di risoluzione dei problemi che in altre parti d'Italia (legati ad una educazione molto rigida (?)) non ci sono. Noi napoletani abbiamo la capacità di essere estremamente flessibili e ce lo tramandiamo di generazione in generazione
 2) Qual è la qualità vincente che le viene riconosciuta e che, a suo giudizio, è maggiormente legata al suo essere napoletano?

A parte la flessibilità di cui abbiamo parlato prima , credo che non solo nel mio caso ma in molti casi, l'equilibrio. Contrariamente a quello che si possa pensare noi napoletani siamo molto più equilibrati nel trovare le soluzioni, quindi questo ci dà la possibilità di essere dei buoni mediatori. Se andiamo a verificare quelle che poi sono le posizioni dei napoletani all'interno del mondo imprenditoriale, universitario ecc, si vede una certa eccellenza proprio per la capacità di riuscire ad equilibrare le situazioni. legata anche al fatto che noi riusciamo sempre in qualche modo, anche nelle situazioni più serie e difficili, a trovare un lato ironico che diventa fondamentale perché chiaramente fa cadere la tensione e quindi si può ricominciare in maniera costruttiva

3) Qual è la caratteristica vincente del suo essere napoletano, tra quelle che talvolta vengono ritenute difetti?

 Ma è proprio questo discorso della flessibilità, cioè qualcuno , anzi la maggior parte dice : “ Voi in qualche modo vi adattate alle situazioni , quindi abbandonate il progetto iniziale per trovare una soluzione , e quindi in qualche modo fate cadere quella che è l'ortodossia del metodo; questo è quello che sistematicamente ci viene imputato

4) Napoli e i napoletani: più orgoglio di luogo o più orgoglio di popolo, in quali proporzioni?

Entrambi, come si fa a dire di non non essere fieri di essere nati a Napoli? questa da un punto di vista naturale, storico, è una delle città più belle al mondo, oggettivamente, poi c'è la nostra cultura che chiaramente è legata alla città , però ce la siamo creati noi , insomma, non dimentichiamo la storia che abbiamo avuto, noi dimentichiamo molto facilmente che siamo stati una, la più grande città europea nell'Ottocento ma non solo dal punto di vista demografico, anche abbiamo avuto un ruolo di leadership europea che prima in Italia era data a Roma,a Venezia, a Milano, insomma, abbiamo una storia, non ce la dimentichiamo, ed è anche una bella storia...

5) Cosa migliorerebbe della Napoli che ha lasciato a suo tempo e cosa crede sia migliorato da allora?

Domanda difficile. La verità è proprio questa, io non riscontro grandi miglioramenti, anzi, questo forse è l'unico problema di Napoli, abbiamo una staticità strana, molto strana, non riusciamo ad evolverci, facciamo passi avanti e poi contemporaneamente dopo un poco torniamo indietro, non riusciamo a muoverci, questo è il nostro grande problema...

6) Parafrasando John Kennedy, si chieda cosa abbia fatto Napoli per lei e cosa abbia fatto lei per Napoli e cosa ancora entrambi possiate o dobbiate fare.

….il mio carattere e la mia personalità sono indubbiamente figli del fatto di essere napoletano, quindi massima gratitudine per questo; insomma spesso uno riflette sul fatto “se nascevo in un'altra città o in un'altra condizione sociale che cosa avrei fatto”, è un pensiero ricorrente e quindi ringrazio sempre sistematicamente la fortuna che ho avuto nel nascere a Napoli, nel nascere figlio di mio padre e di mia madre e quindi questo per me è un riconoscimento che se ho fatto qualche cosa l'ho fatta esclusivamente perché queste sono state le mie basi, insomma, io sono un rousseauiano convinto cioè che le caratteristiche della personalità sono legate all'evoluzione, al contorno della tua esistenza(?), all'educazione, e non solo a capacità intrinseche. Io credo di fare...tentare di fare qualche cosa per Napoli, soprattutto nell'ultimo periodo anche in virtù di quelli che sono in questo momento rapporti con il presidente della Regione sto cercando di risolvere i problemi dei termovalorizzatori e quindi dei rifiuti che è un problema ormai congenito, sto dando una mano anche per quanto riguarda altri settori, l'energia, in qualche modo cerco di ricambiare quello che ho avuto, e l'unico in cui lo possa fare è mettermi a disposizione delle istituzioni locali, oltre a fare il mio mestiere di professore universitario

7) Qual è il pregiudizio, il luogo comune riferito alla sua città natale in cui si è più frequentemente imbattuto?

Il luogo comune più grande è purtroppo l'esistenza della camorra, cioè quando vai in giro tu sei sempre legato a questa situazione, e qui entriamo in un discorso estremamente complesso, perché esiste camorra e camorra, in che senso, c'è quella organizzata e poi c 'è un latro tipo di camorra che permea tanti strati sociali della nostra città, che è un modo di prevaricazione, un modo di affrontare i problemi in maniera superficiale, un modo di non riuscire a trovare soluzioni, diventa tutto quanto un discorso che rende inaffidabili, alla fine il napoletano è considerato un soggetto inaffidabile, se visto come napoletano non inserito all'interno di un contesto imprenditoriale e di lavoro viene considerato inaffidabile, appena poi emergi in questi contesti , allora si dimenticano che sei napoletano

8) Come cambia, se cambia, il suo modo di parlare di Napoli e di giudicarla, quando è lontano da essa e in presenza di non napoletani?

Io non riesco a parlare male di Napoli, lo ammetto, è un mio difetto, probabilmente dovrei essere più obiettivo. Però noi siamo molto complicati, non è facile dare un giudizio su di noi, il giudizio che viene dato sui napoletani è sempre superficiale, non ci si rende conto di quelle che sono le nostre difficoltà e i tentativi che noi facciamo per risolvere queste difficoltà. Probabilmente alla fine veniamo giudicati per la nostra staticità, però non si prendono mai in considerazione i tentativi che noi facciamo per uscire fuori da questa situazione di impasse, e poi non è detto, abbiamo anche situazioni di grandi eccellenze , non è che poi globalmente siamo da considerare come soggetti inaffidabili e incapaci, ci sono eccellenze in tanti campi, anche questo è un luogo comune

9) Quanto l'autocommiserazione e il compiacimento dei propri limiti e vizi ha danneggiato l'immagine di Napoli, sebbene abbia contribuito a costruire un'idea “letteraria” talora esibita quale vincente?

Ha perfettamente ragione, forse questo è il nostro peggiore difetto, a noi piace essere napoletani, e in qualche modo gigioneggiamo anche del fatto di essere napoletani, e probabilmente questo non ci rende obiettivi nel valutare la nostra la situazione, siamo molto autoreferenziali, ci autocompiaciamo di essere napoletani.

10) La letteratura e la filmografia sulla camorra hanno incrinato l'immagine di Napoli più di quanto abbiano rafforzato una coscienza civile legalitaria?

Anche questo è un discorso molto complicato da affrontare, certamente non solo quelle che sono le manifestazioni letterarie sulla camorra che sono tante...non possiamo dire che hanno incrinato un' immagine, quelli sono dati oggettivi, è vero, non c'è niente da fare , la camorra esiste , e quindi non sarebbe giusto dire che hanno incrinato un'immagine, è la verità, però noi non riusciamo a vendere quelle che poi sono le nostre eccellenze . Rientriamo nel discorso precedente:si vede molto quella che è la problematica della camorra ma non si parla di tutta quella che è la situazione da un punto di vista armatoriale....i grandi costruttori di navi in Italia sono tutti napoletani, ci sono eccellenze in tanti settori dell'imprenditoria, da un punto di vista di fashion, mi riferisco a Marinella, ma ci sarebbero tantissime situazioni che possono essere enunciate, il problema è che non riusciamo neanche a vendercele....non siamo adatti a farci pubblicità, è uno dei difetti dei napoletani

11) A suo parere, qual è la percentuale di coloro, tra i non napoletani, che sia a conoscenza che Napoli è stata tra le prime tre città al mondo per tecnologia, cultura e arti?

Sono le nuove generazioni, queste informazioni nascono da una cultura personale. E' un dato di fatto che le nuove generazioni legate ad un apprendimento diverso rispetto al nostro... noi studiavamo sui libri con docenti che ci inculcavano l'amore per la lettura, adesso tutto è mediatico, i ragazzi non leggono, vanno su internet, usano google, e quindi perdono di vista quella che è la storia, e se tu studi la storia come ce la facevano studiare a noi improvvisamente trovavi tanti capitoli dedicati a Napoli, e quindi in sintesi perdiamo quella che è al nostra identità storica. Le nuove generazioni non si rendono conto di questo, non lo sanno neanche. Le nuove generazioni non sono mai andate a Capodimonte, a San Martino, forse è anche colpa di noi genitori, poche persone sanno che il Museo archeologico di Napoli è assolutamente confrontabile col British Museum che pure in tutta la letteratura viene considerato il più grande museo archeologico al mondo...o Pompei, o Ercolano... ( o la Biblioteca di S. Pietro a Majella, nota dell'intervistatore)

12) Qual è, secondo lei, l'istituzione di maggiore eccellenza napoletana?

Ce ne sono veramente tante, prima si citava il Conservatorio, ma secondo me da un punto di vista di formazione universitaria ancora oggi esistono delle eccellenze ...mi riferisco a quella che è stata la scuola giuridica napoletana..esistono delle materie che vengono studiate , delle scuole della formazione tecnica napoletana che sono state all'avanguardia, mi riferisco all'ingegneria chimica , alla matematica, abbiamo avuto grandissimi docenti, ma non solo questo, anche dal punto di vista imprenditoriale, non dobbiamo dimenticarlo , che rimangono nel nostro territorio malgrado ci siano difficoltà estreme.

13) Un luogo, un monumento, un libro, una musica, un cibo, un vino che rappresentino Napoli, nella sua più autentica essenza, indichi un simbolo per ciascuna categoria.

un luogo...io sono Posillipino, quindi per me....non so se dirlo, Villa Rosebery è una cosa spettacolare, Riva Fiorita, Marechiaro.. la strada vecchia fino ad arrivare alla punta è una cosa eccezionale...la veduta di San Martino...ma Napoli non puoi dire un luogo....perché Napoli è bellissima anche quando uno fa una passeggiata, adesso ma anche prima sul lungomare, dai, forza, ma dove lo vedi un paesaggio di questo genere...
un monumento
: io sono molto legato alla fontana che c'è all'inizio di Posillipo
un libro
...questo è un po' più difficile....perché non è stato scritto da un napoletano, io rimango molto attaccato al libro di Dumas sulla Sanfelice. Malgrado non fosse scritto da un napoletano aveva una descrizione di un periodo storico fondamentale, dimenticato purtroppo, perché poi ci si ricorda tanto delle Quattro (sic) giornate di Milano ecc e spesso si dimentica come al solito che sia nel periodo di Masaniello che in questo è emerso l'istinto liberale del napoletano
una musica.
.io sono molto molto legato ai dischi della Nuova Compagnia di Canto Popolare , perché era il periodo della mia giovinezza e questo mi ha dato la possibilità di recuperare una tradizione che io non conoscevo. La Nccp nasceva sotto l'egida di uno dei più grandi musicisti che ritengo ci abbia dato Napoli, Roberto de Simone, che è riuscito a recuperare la tradizione in maniera moderna, forse l'inizio di De Simone , non vorrei sbagliarmi...o comunque quello che gli ha dato notorietà Sono legato anche ai cantautori moderni Daniele, Bennato, amo poco la tradizione operistica, lo ammetto, anche se di grande spessore
un cibo
, e qui c'è veramente l'imbarazzo della scelta...penso che sinceramente dire gli spaghetti nostri semplici al pomodoro fresco o la pizza o gli spaghetti ai frutti di mare
mi sembra scontato …no..ho sbagliato.... la parmigiana...ma poi... il ragù alla napoletana....
un vino : 
sono molto amante della falanghina (domanda: flegrea o beneventana?)devo essere onesto, la beneventana non è male

14) Rappresentante del mondo a Napoli. Quanta napoletanità è lecito e utile conservare nell'attività diplomatica?

Io sono un assertore che uno deve essere spontaneo indipendentemente dal mestiere che fa, l'attività diplomatica probabilmente non è il luogo più adatto per essere spontaneo, però non puoi stravolgere il tuo modo di essere, se sei arrivato a quel punto vuol dire che sei stato capace di abbinare il tuo concetto di napoletanità al mestiere di diplomatico ...quindi siamo capaci anche di adattarci ...e mantenere le proprie tradizioni senza creare problemi di natura diplomatica

copyright © 2013 Mariano Corcione