Dott.ssa ANNA CEPPALUNI


  1. ANNA CEPPALUNI
    Console Onorario della Malaysia a Napoli

    1. Nato a Napoli: fierezza, imbarazzo, mero dato anagrafico?

    Fierezza, senza dubbio. Essere Napoletani desta sempre un senso di curiosità e interesse da parte di molti, sarà per la nostra ricchezza storica e culturale, sarà per i nostri luoghi unici e irripetibili. Mi rendo conto che ci si senta imbarazzati di fronte ai fenomeni di malcostume ed inciviltà che spesso accompagnano l’immagine di Napoli. Bisogna impegnarsi maggiormente nel creare dei presupposti che possano lasciare alle generazioni future un maggiore senso di orgoglio di appartenenza a questa città.

    1. Qual è la qualità vincente che le viene riconosciuta e che, a suo giudizio, è maggiormente legata al suo essere napoletano?

    La capacità di socializzare in fretta con tutti e di entrare subito in sintonia.

    1. Quali sono le caratteristiche vincenti che talvolta sono dei difetti del cittadino napoletano?

    La spontaneità e la franchezza, laddove spesso è richiesto un atteggiamento formale .

    1. Napoli e i napoletani: più orgoglio di luogo o più orgoglio di popolo, in quali proporzioni?

    Al 50% orgoglio di essere nata in un luogo splendido, tra gente dalle caratteristiche stupefacenti.

    5) Cosa migliorerebbe della Napoli che ha lasciato a suo tempo e cosa crede sia migliorato da allora?
    Sicuramente Napoli riesce a richiamare l’attenzione su di sè, grazie ad eventi che l’hanno portata ultimamente al centro dell’interesse di milioni di persone, come World Urban Forum, tenutosi a Napoli nel settembre 2012, ed organizzato ogni due anni dalle Nazioni Unite in una città del mondo, che diventa per una settimana il centro del mondo. O come l’America’s Cup o il prossimo Forum delle Culture. Napoli riesce, nonostante le difficoltà oggettive ad essere città di riferimento per eventi internazionali e questo per la presenza di eccellenze che rendono possibili progetti impensabili. Sicuramente è migliorata la capacità di coordinamento tra le varie istituzioni cittadine. Migliorerei la rete dei trasporti pubblici.

    6) Parafrasando John Kennedy, si chieda cosa abbia fatto Napoli per lei e cosa abbia fatto lei per Napoli e cosa ancora entrambi possiate o dobbiate fare.
    Napoli mi ha dato la possibilità di rappresentare la napoletanità nel mondo, perché dovunque vada un napoletano porta con sé un po’ di Napoli, anche coloro che non la amano fino in fondo! Napoli deve impegnarsi a far rispettare la sua immagine pubblica attraverso i suoi cittadini, lavorando per superare la rassegnazione ed il pregiudizio che talvolta noi per primi abbiamo nei confronti della nostra città, e diffondendo i valori che ancora questa città custodisce, come la solidarietà, l’allegria, la positività, malgrado i problemi che quotidianamente l’affliggono.

    7) Qual è il pregiudizio, il luogo comune riferito alla sua città natale in cui si è più frequentemente imbattuto?
    Sicuramente quello legato all’indolenza e all’incapacità di far fronte alla criminalità ed al malcostume.

    8) Come cambia, se cambia, il suo modo di parlare di Napoli e di giudicarla, quando è lontano da essa e in presenza di non napoletani?
    Il mio giudizio su Napoli riflette l’amore verso questa città, quindi è un giudizio di parte che talvolta tende a giustificare aspetti negativi che sicuramente esistono.
    9) Quanto l'autocommiserazione e il compiacimento dei propri limiti e vizi ha danneggiato l'immagine di Napoli, sebbene abbia contribuito a costruire un'idea “letteraria” talora esibita quale vincente?
    Penso che questa immagine di Napoli che si compiace dei propri limiti sia un po’ superata dai fatti che invece dimostrano come la gente non sia rassegnata affatto. Dipende, non bisogna generalizzare. Ci sono produzioni letterarie che hanno aiutato a meglio comprendere il fenomeno.

    10) La letteratura e la filmografia sulla camorra hanno incrinato l’immagine di Napoli più di quanto abbiano rafforzato una coscienza civile legalitaria?
    Dipende, non bisogna generalizzare. Ci sono produzioni letterarie che hanno aiutato a meglio comprendere il fenomeno.

    11) A suo parere, qual è la percentuale di coloro, tra i non napoletani, che sia a conoscenza che Napoli è stata tra le prime tre città al mondo per tecnologia, cultura e arti?
    Molto bassa.

    12) Qual è, secondo lei, l’istituzione di maggiore eccellenza napoletana?
    Penso al Teatro San Carlo, all’Università Federico II e l’Orientale, vecchie di centinaia di anni e tra le prime in Europa, la Camera di Commercio, fiore all’occhiello, che si erge in una piazza completamente rinnovata.

    13) Un luogo, un monumento, un libro, una musica, un cibo, un vino che rappresentano Napoli, nella sua più autentica essenza, indichi un simbolo per ciascuna categoria.
    Un luogo: Spaccanapoli, la parte più antica ed affascinante, un dedalo di vicoli e di storia stratificati, con resti e testimonianze che risalgono ai greci, ai romani ed ancora agli Angioini e i Borboni. Addirittura, scendendo in alcuni punti accessibili attraverso antiche chiese, si possono visitare antichi insediamenti della civiltà greco-romana.
    Un monumento: Castel dell’Ovo, che sorge su un isolotto di tufo, dove approdarono i Greci, è il castello più antico della città.
    Un libro: “Il giorno prima della felicità” di Erri De Luca.
    Una musica:  i canti popolari napoletani del ‘600 e ‘700 come ‘O Guarracino, o Voce ‘e notte, sono unici.
    Un cibo: la pizza, cibo per ricchi e poveri e gente di tutte le razze, cibo globale e multietnico.
    Un vino: Falanghina dei Campi Flegrei, Lacryma Christi.

    14) Rappresentante del mondo a Napoli. Quanta napoletanità è lecito e utile conservare nell’attività diplomatica?
    Penso sia importante non dimenticare mai le proprie origini ed io non le dimentico mai, anche se sono dall’altra parte del mondo, in paesi lontani. Portare con sé molti aspetti della propria cultura di origine è un segno che contraddistingue e spesso qualifica se si riesce ad esportare e far conoscere il meglio della propria città, nelle piccole e grandi case. Allo stesso modo, noi che rappresentiamo un pezzetto di mondo nella nostra città, abbiamo il dovere di creare delle sinergie possibili tra i paesi che rappresentiamo, e Napoli, affinchè si possa trarre beneficio da questa interazione di culturale e popoli.


copyright © 2013 Mariano Corcione