Anna Maria Cirillo e libreria NEAPOLIS


  1. La libreria Neapolis, dal nome fortemente evocativo, è ubicata in via San Gregorio Armeno 4 ovvero nel cuore del centro antico di Napoli ed è specializzata unicamente in pubblicazioni e prodotti multimediali su Napoli e il meridione. Pur essendo stata inaugurata di recente é la sola libreria con questa particolare caratteristica ad essere presente su tutto il territorio cittadino per cui non desta meraviglia se dal 1996 ad oggi sia diventata un vero e proprio punto di riferimento per tutti coloro che, per motivi di studio o per semplice curiosità, siano interessati alla città e ovviamente amino il libro.

    Praticamente immersa e per così dire mimetizzata fra le botteghe artigiane specializzate in arte presepiale, la minuscola libreria ben si combina con l’architettura e l’assetto urbanistico della strada, trovandosi quasi di fronte alla chiesa di San Gregorio Armeno. E’ piccola ma non per questo poco importante; infatti le sue vetrine collocate ai lati dell’ingresso e le scaffalature cariche di libri divisi per settori, costituiscono un forte richiamo anche per i turisti che aggirandosi per lo shopping natalizio ma anche nelle altre stagioni dell’anno, non si lasciano sfuggire la possibilità di spaziare fra gli oltre tremila titoli che parlano di Napoli e della sua storia.

    “Sono numerosi gli studiosi, i ricercatori e i semplici acquirenti che affollano questo locale – ci dice la titolare Anna Maria Cirillo – e si tratta, nella maggioranza dei casi, di persone interessanti con cui è sempre piacevole scambiare quattro chiacchiere; e quando un volume non è presente negli scaffali o in deposito possiamo sempre procurarlo in tempi rapidi, anche se si tratta di editori minori, tirature limitate o di opere di difficile reperimento. Naturalmente, disponendo di un sito web, la vendita avviene anche online”. In questo vero e proprio tempio del sapere, grazie alla collaborazione di clienti e frequentatori abituali della libreria, si riescono ad avere notizie e anticipazioni relative a opere che ancora devono essere materialmente stampate e questo ne fa un prezioso luogo d’incontro.

    Vengono in mente le circa quaranta librerie situate nel centro storico di Napoli e che sono riportate nel Manuale del Forestiero stampato nel 1845 ovvero in piena epoca borbonica laddove la dinastia regnante favorì lo sviluppo dell’attività editoriale, tipografica e giornalistica attraverso un idoneo quadro legislativo, un complesso tessuto di cartiere e fonderie di caratteri a piombo nonché con la riorganizzazione del lavoro tipografico e delle forme di commercio anche ambulante. Vengono in mente i famosi gabinetti di lettura veri centri di aggregazione culturale definiti anche biblioteche popolari; il primo pare sia stato fondato a Catania nel 1827. Ma non vanno dimenticati i numerosissimi caffè dove giuristi, letterati, accademici, maestri di musica e scienziati-filosofi si incontravano per ragionare e fare dotte dissertazioni mentre tutto veniva riportato da giornali scientifici e letterari molto diffusi fra i notabili e le classi colte della città.

    Tutto ciò costituiva il tessuto culturale di quella che è stata prima l’antica capitale del Regno e poi la nuova metropoli novecentesca e ci sembra doveroso affermare che la libreria Neapolis rappresenti, in efficace sintesi, tutto quel mondo cui abbiamo accennato e che gravitava attorno al sapere e al libro come strumento di conoscenza. Oggi purtroppo le cose stanno diversamente e molte delle librerie presenti sul territorio cittadino hanno chiuso i battenti per lasciare spazio a centri commerciali, outlet o a mediastore dove l’elettronica fa da padrona e la cultura è stata irrimediabilmente allontanata; fenomeno questo che è in linea con l’evoluzione commerciale e antropologica di tutte le altre città d’Italia e del resto d’Europa.

    Storia antica, moderna e contemporanea, curiosità, letteratura e poesia, musica e arte, cataloghi e pubblicazioni periodiche, una nutrita sezione borbonica con autori coraggiosi che stanno contribuendo alla riscrittura e alla revisione di una storia  che per troppo tempo ha taciuto la verità, rappresentano il nocciolo duro di una volontà che, a ogni costo, vuole salvaguardare i pilastri della conoscenza e della storia patria contrapponendosi, parafrasando lo scrittore tedesco Michael Ende in “La storia infinita”, al nulla che avanza.

    La libreria è conosciuta anche oltre confine ed è diventata punto di riferimento per studiosi stranieri e per emigranti che, pur arricchendo le comunità di napoletani e campani all’estero, non intendono dimenticare le proprie radici; la discreta quantità di pacchetti e buste contenenti libri che partono per ogni angolo della terra, Australia compresa, ne è la prova.

    “Si tratta di una struttura completamente indipendente e svincolata da enti pubblici e associazioni culturali – dice Anna Maria Cirillo – che però non disdegna sporadiche e in qualche caso periodiche collaborazioni a sfondo culturale”; dunque, aggiungiamo noi, si tratta di un vero e proprio “battitore libero della cultura napoletana”.

    Fa onore il senso di appartenenza al territorio oltre che al peculiare tessuto culturale partenopeo il fatto che mentre in molti fuggono dalla città per cercare fortuna all’estero la fondatrice della libreria, pur avendone avuto la possibilità, ha deciso di non muoversi e di realizzare il sogno di suo padre che già dagli anni ’50 si occupava di libri.

    “Per i giovani la situazione è davvero difficile e si capiscono perfettamente le ragioni per cui, pur avendo studiato tanto, lasciano la città alla ricerca di opportunità di lavoro che qui diventano sempre più rare – afferma quasi con amarezza la Cirillo – ed è ormai chiaro che il fenomeno riguarda tutto il paese e non soltanto Napoli”.

    Tuttavia e per rimanere fra i decumani e i cardini della città, “quest’anno è bastato poco, anzi pochissimo per vivificare il quartiere e l’intero centro antico – aggiunge la titolare – infatti le luminarie donate dal Comune di Salerno, in occasione delle feste natalizie, hanno funzionato da richiamo per turisti e visitatori; per quanto riguarda i presepi forse bisognerebbe aprire scuole di artigianato considerato l’afflusso costante di prodotti cinesi e la mancanza di maestri in grado di insegnare l’arte della produzione dei pastori”.

    Logicamente tutto questo vale anche per gli altri settori manifatturieri che stanno via via scomparendo; a tal proposito ben sappiamo che almeno dalla seconda metà del ‘900 sono stati fatti tentativi per aprire scuole di artigianato ma non ne è mai stata aperta nessuna, salvo rarissimi tentativi miseramente falliti; finanche nella guanteria, uno dei settori più importanti dell’economia cittadina per almeno 200 anni, nulla si è potuto fare.

    “Sono per la politica dei piccoli passi – aggiunge la Cirillo introducendo un elemento di sincera speranza - e le mega infrastrutture magari serviranno pure ma in un secondo momento e non all’inizio di un processo di ripresa dell’identità culturale di una città”. Parole di una donna coraggiosa e determinata che ci sentiamo di condividere appieno.

    Di Antonio Tortora



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