Dott. CHRISTIAN MUCH, Console generale di Germania a Napoli


  1. Nato a Napoli: fierezza, imbarazzo, mero dato anagrafico?

Fierezza, ma ancora di più: soddisfazione. In nessuna delle 13 sedi diplomatiche in cui sono sono stato, mi sono sentito felice come a Napoli. La felicità di un diplomatico nasce da diversi fattori: la qualità degli incarichi lavorativi, l’accessibilità e la cordialità dei contatti umani, la competenza degli interlocutori, la leggerezza con cui si possono adempiere i compiti, l'alloggio e le condizioni di vita materiali, l’appagamento delle esigenze culturali e ricreative. Non in tutti, ma in molti dei fattori, e soprattutto nella loro somma, per me Napoli è prima in classifica.

  1. Qual è la qualità vincente che le viene riconosciuta e che, a suo giudizio, è maggiormente legata al suo essere napoletano?

Nel mio lavoro incontro persone di ogni estrazione sociale. Ho trovato grande affetto e accoglienza in ogni classe sociale e in ogni categoria ho incontrato molte persone che – nonostante diverse condizioni esterne sfavorevoli – si impegnano molto seriamente per il perseguimento dei propri obiettivi. Questo è davvero notevole considerando quanto la situazione economica e il sistema clientelistico scoraggiano i loro sforzi. E comunque ci sono così tante persone che ricercano l’eccellenza nel proprio lavoro e vogliono guardare avanti. Certo: esistono anche superficialità e pressapochismo. Ma se solo considero quante personalità eccellenti nel campo della politica, dell’economia, dell’arte e della scienza provengono da Napoli, quanti eccellenti artigiani e quanti studenti, sia delle scuole secondarie che universitari, ricchi di talento e ambiziosi ho conosciuto personalmente – ad esempio i circa 20 stagisti dell’Università L’Orientale che dall’inizio del 2011 hanno svolto un tirocinio da noi sulla base di una convenzione - , allora non si può trarre nessun’ altra conclusione se non: Anche a tal riguardo Napoli è molto meglio di ogni stereotipo.

  1. Quali sono le caratteristiche vincenti che talvolta sono dei difetti del cittadino napoletano?

Sui difetti dei singoli cittadini preferisco non dire nulla. Non sarebbe corretto, perché ci sono così tanti napoletani di grande capacità, di grande intelligenza e grande creatività. Per me, il tema qui non è tanto il singolo cittadino, quanto piuttosto la convivenza dei cittadini in una comunità e lo scarso sentimento di una responsabilità collettiva. Per essere più preciso dovrei dire: il sentimento di identità collettiva esiste, ma nella maggior parte dei casi è diretto al passato glorioso o alla speranza di un futuro migliore. In relazione al presente l’identità collettiva si manifesta molto meno – e se lo fa, ciò avviene soprattutto nel calcio. Questo a Napoli è già molto, ma sicuramente non è abbastanza.

  1. Napoli e i napoletani: più orgoglio di luogo o più orgoglio di popolo, in quali proporzioni?

Più orgoglio di essere un individuo napoletano. L’orgoglio di luogo secondo la mia lettura è spesso più declamatorio che altro. Viene lodata (giustamente) la bellezza di Napoli e nello stesso tempo si denigra lo spazio pubblico. Napoli starebbe meglio se ogni napoletano trattasse lo spazio pubblico con l’amore e l’accuratezza con cui tratta il proprio salotto di casa. Io trovo giusto ogni sforzo con cui Napoli si impegna affinché lo spazio pubblico sia vissuto come qualcosa di bello, rilassante e prezioso, come ad esempio la zona pedonale sul lungomare, la ZTL, le piste ciclabili e le meravigliose stazioni della metropolitana.

  1. Qual è il progetto da Lei intrapreso a Napoli che Le ha dato più soddisfazioni?

La mappa turistica di Napoli che abbiamo realizzato insieme alla Federazione delle associazioni antiracket e antiusura italiane (FAI), che contiene una lista di tutti i negozi di Napoli che si oppongono alle diverse pratiche di sfruttamento mafioso. Questa mappa conteneva nella sua prima edizione un elenco di 250 negozi, che oggi sono diventati già più di 300. La mappa viene finanziata anche dal tour operator Studiosus e viene distribuita ai turisti tedeschi che in questo modo possono fare i propri acquisti in qualità di consumatori critici, in modo da essere sicuri che nulla di ciò che spendono vada nelle casse della camorra. Secondo il mio punto di vista la nostra guida turistica non è solo un supporto bensì anche un premio per i commercianti onesti, i quali diventano così parte di un progetto molto più grande: l’attuazione di un ordinamento giuridico europeo che non lascia spazio alle mafie e la realizzazione di un ordine economico in cui la concorrenza sleale non può e non deve trovare posto.

  1. Qual è il pregiudizio, il luogo comune riferito alla sua città natale in cui si è più frequentemente imbattuto?

Anche in Germania Napoli viene spesso associata a immondizia e camorra, un pregiudizio contro cui ho sempre difeso questa città. Non che io sia così ingenuo da non aver visto la crisi della spazzatura e la camorra. Sono cose che esistono, ma esiste anche il contrario: un attivo e coraggioso movimento ecologico e anti-camorristico ricco di inventiva. Il modo in cui Napoli affronta i suoi problemi spesso all'estero non viene notato. Per lo sguardo affrettato di giornalisti e turisti questo forse è troppo complicato (sebbene io qui non generalizzerei: ci sono diversi giornalisti tedeschi che osservano la situazione in modo empatico, così come ci sono gite di gruppo, organizzate dal tour operator Studiosus, che si interessano alla resistenza sociale contro le mafie).

  1. Come cambia, se cambia, il suo modo di parlare di Napoli e di giudicarla, quando è lontano da essa e in presenza di non napoletani?

Da lontano diventa chiaro che Napoli ha determinate caratteristiche che qui sono avvertite come ovvie ma che non lo sarebbero altrove: le strade strette ad esempio, e il comportamento „creativo“ nel traffico automobilistico. In certi momenti non so se ciò mi manca o se sono felice di fare una “pausa” ogni tanto. Ma avverto molto più spesso che Napoli mi manca che il bisogno di fare una pausa. In generale credo che lontano da Napoli tendo molto di più a parlare dei suoi aspetti belli e positivi, perché lontano da qui gli stereotipi da superare sono più forti.

  1. Quanto l’autocommiserazione e il compiacimento dei propri limiti e vizi ha danneggiato l’immagine di Napoli, sebbene abbia contribuito a costruire un’idea “letteraria” talora esibita quale vincente?

Non penso che l'autocommiserazione e il compiacimento dei propri limiti siano caratteristiche tipiche del napoletano. Sono consapevole del fatto che in Italia sia in atto una complessa discussione riguardo la convergenza tra Sud e Nord e che in questa discussione a volte retoricamente le due metà d'Italia si scaricano le colpe a vicenda. Ma ripeto, questo non è un fenomeno specificamente napoletano. Per quanto riguarda l'autocommiserazione vorrei però distinguere due forme di disfattismo, cioè la mancanza di autostima e il sentirsi falliti in partenza. È quello che ho notato ad esempio quando era in atto la discussione sullo smaltimento dei rifiuti. Per opporsi alla soluzione, a mio parere ragionevole, di costruire nuovi inceneritori si sosteneva che, conoscendo l'amministrazione e sapendo come funziona il mondo degli affari, anche altri inceneritori avrebbero presumibilmente funzionato male e probabilmente sarebbero stati nocivi come quelli già esistenti. Un comportamento del genere non è né giusto né utile: vuol prevedere un ipotetico fallimento e nega la propria capacità di migliorare le cose in futuro, favorendo così una situazione di immobilismo. Mi piacerebbe che ci fosse più fiducia nella capacità di risolvere i problemi.

  1. La letteratura e la filmografia sulla camorra hanno incrinato l’immagine di Napoli più di quanto abbiano rafforzato una coscienza civile legalitaria?

Una città con così tante sfaccettature come Napoli saprà sicuramente sopportare il fatto che tutte queste sfaccettature, anche le meno belle,trovano poi un riscontro nell'arte, presentando un'immagine di Napoli più veritiera di quella di una semplice cartolina. Ad ogni modo trovo di grande valore film come “Gomorra” e “Fortapasc” perché, a differenza di quel genere di film che glorificano la mafia, in stile “Padrino”, questi gettano piuttosto uno sguardo spietato sulla disumanità delle mafie, rompendo così la legge del silenzio, una tra le più considerevoli armi della mafia. Visti in questo modo i film sulla camorra sono parte di una tendenza anti-camorristica più ampia ed estremamente importante che fa passi da gigante anche nei media, nelle scuole e nei circuiti d'impresa (come esempio cito “Addiopizzo”).

  1.  A suo parere, qual è la percentuale di coloro, tra i non napoletani, che sia a conoscenza che Napoli è stata tra le prime tre città al mondo per tecnologia, cultura e arti?

Il significato di Napoli come luogo di cultura, erudizione, scienza e illuminismo è fin troppo poco conosciuto. Tuttavia ci sarebbero così tanti spunti interessanti: l'Università Federico II come la più antica Università laica d'Europa, l'operare di Vico e del Principe di Sansevero, le ricche biblioteche storiche, l'Accademia San Pietro a Majella come testimonianza della centralità di Napoli per lo sviluppo della musica italiana ed europea, gli Istituti di Studi Storici e di Studi Filosofici e non da ultimo, come esempio dell'inimitabile simbiosi tra arte, spiritualità e scienza, la Farmacia dell'Ospedale degli Incurabili, così bella da togliere il fiato... Ma se mi posso permettere un appunto alla Sua domanda: è vero che, fino al 1860 circa, Napoli è stata la terza città più popolata d'Europa, ma non c'è e non potrà mai esserci una classifica culturale delle città europee perché i criteri di valutazione sarebbero troppo poco definibili. La cultura europea è come un mazzo di fiori all'interno del quale ogni fiore – dal più piccolo al più grande – è unico nel suo genere. In esso Napoli, grazie alle sue secolari tradizioni culturali, spicca per la sua varietà, per la sua bellezza e per la sua vitalità.

  1. Qual è, secondo lei, l’istituzione di maggiore eccellenza napoletana?

Per rispondere a questa domanda si dovrebbe fareuna distinzione per temi. Come potrei dire se la Stazione Zoologica Anton Dohrn è più eccellente o meno eccellente della Direzione Investigativa Antimafia (DIA) o se quest'ultima a sua volta è più o meno eccellente del Teatro San Carlo o dell'Osservatorio Astronomico di Capodimonte e del suo rivoluzionario VLT Survey Telescope? Non mi resta che dare una risposta a caso e menzionare, in rappresentanza di tutte le istituzioni, l'Istituto Tecnico per Geometri Gian Battista Della Porta in Via Foria che è stato il primo (e per moltissimo tempo l'unico) Istituto Tecnico di Napoli. Prepara tanti giovani molto seriamente all'ingresso nella vita lavorativa e nel suo museo conserva testimonianze uniche, come gli apparecchi provenienti dai secoli scorsi, fra cui il “pantelegrafo” dell'Abate Giovanni Caselli – il progenitore del fax.

  1. Un luogo, un monumento, un libro, una musica, un cibo, un vino che rappresentano Napoli, nella sua più autentica essenza, indichi un simbolo per ciascuna categoria.

Un luogo: Palazzo Sessa, cioè la nuova sede napoletana del Goethe-Institut - un magico punto di incontro tra le due culture, quella tedesca e quella italiana, e l’unica tra le sedi del Goethe-Institut del mondo che può vantare numerose visite dello stesso Goethe.
Un monumento: le Catacombe di San Gennaro - bellissimo punto di incontro tra la storia, l’arte, la spiritualità e il contrasto al crimine organizzato.
Un libro: “Fuoco su Napoli” di Ruggero Cappuccio (seguito immediatamente da “Lo Scurnuso” di Benedetta Cibrario che, sebbene superiore sul piano letterario, non raggiunge la raffinata enigmaticità di “Fuoco su Napoli”).
Una musica: “Marcello il Bello” di Totò.
Un cibo: la “pizza no pizzo” della Locanda del Grifo a Piazza Pietrasanta.
Un vino: il Lachrimae Christi; il poeta tedesco Rudolf Baumbach scrisse al riguardo una divertente poesia della quale riporto un passo qui di seguito (nella traduzione di Dora Rusciano, una nostra tirocinante). Parla di un trovatore svevo che tanto amava sia viaggiare che bere:
E quando infin’ il viaggio / a Napoli lo portò
Un vino portentoso / da una brocca si versò
Lo bevve avidamente / Si rivolse all’oste poi:
“Buon uom’, orsù mi dica, / che vino questo è mai.
Allora il grasso oste / volentieri lo informò
“Ha nome Lacrimae Christi / son stille che Cristo versò”
Il musico di amarezza / invaso sentì il cuor
Pensando alla schifezza / che in Svevia bevevan allor
Lo sguardo alzò in preghiera: / “Se piangi ancor, oh Signore
versa le lacrime sante / in Svevia, per favore!”
Tuttavia desidero chiarire che oggigiorno è possibile trovare del vino eccellente anche nella regione del Baden-Württemberg (che abbraccia quella che storicamente era la Svevia), come ad esempio a Britzingen, il paese in cui vive la mia famiglia.

  1. Rappresentante del mondo a Napoli. Quanta napoletanità ha assorbito durante l’attività diplomatica?

Per Goethe Napoli era stata la città più grande ed esotica che egli avesse mai visto. Io di sicuro ne ho viste di più grandi e di più esotiche ma nessun'altra mi ha così preso e affascinato quanto Napoli, con la sua bellezza e i suoi lavori in corso, la sua ospitalità e le sue contraddizioni. Mi piacerebbe che si dicesse di me che a Napoli ho acquistato più affabilità, più calma e più gioia di vivere. Mi sono innamorato di questa città e vi tornerò il più spesso possibile.

copyright © 2013 Mariano Corcione