EDOARDO DE ANGELIS, regista


1) Nato a Napoli: fierezza, imbarazzo, mero dato anagrafico?

Fierezza perché e una città che amo. Tuttavia cerco di stare attento a non rendere la provenienza ghetto. Nelle storie che racconto c’è il sentimento del sud declinato in maniera universale.

2) Qual è la qualità vincente che le viene riconosciuta e che, a suo giudizio, è maggiormente legata al suo essere napoletano?

Sicuramente  nel mio film c’è un senso di paradosso, sia nell’indagine che nella messa in scena. Guardare i fatti drammatici  e raccontarli con ironia non significa mitigare  la loro drammaticità , ma  significa prenderne coscienza con la giusta distanza . l’anarchia sentimentale  è una caratteristica che eredito dal Vesuvio.


3) Qual è la caratteristica vincente del suo essere napoletano, tra quelle che talvolta vengono ritenute difetti?

Un po' di pigrizia  , una pigrizia di fondo un po’ sociale , la frenesia di dover fare tutto e subito denota un insicurezza di  attaccamento troppo al momento , la pigrizia di chi riesce a vivere un sano distacco un senso di disincanto dalle cose ,  la pigrizia di un sano distacco.


4) Napoli e i napoletani: più orgoglio di luogo o più orgoglio di popolo, in quali proporzioni?

Il luogo genera questa popolazione,  questa popolazione non potrebbe vivere che qui. quindi  l’orgoglio, con tutte le sue contraddizioni.


5) Cosa migliorerebbe della Napoli che ha lasciato a suo tempo e cosa crede sia migliorato da allora?

La viabilità. Sono arrivato in ritardo infatti.  Tante piccole cose che renderebbero più facile  la vita. E’ una città invadente, come una donna molto bella e intelligente  la quale  o la prendi per le corna o ti fotte.


6) Parafrasando John Kennedy, si chieda cosa abbia fatto Napoli per lei e cosa abbia fatto lei per Napoli e cosa ancora entrambi possiate o dobbiate fare.

Questo è molto importante da chiederselo .io non attribuisco mai al mio mestiere un importanza politica ,troppo spiccata, il mio è un mestiere amorale,  non c’è mai un tentativo palese di fare del bene alla propria città .e sono sicuro che la città dà molto più a me di quanto io le restituisca. . Quel poco che posso fare è di continuare a viverci e  creare lavoro  finché posso.  Io ho vissuto fino a due anni fa a Roma poi mi sono conquistato la possibilità di vivere  a Napoli .


7) Qual è il pregiudizio, il luogo comune riferito alla sua città natale in cui si è più frequentemente imbattuto?

L’inaffidabilità.  È il classico luogo comune  falso.  Una caratteristica  che ci attribuiscono, ma non corrisponde per nulla al vero  . ho rapporti in tutto il mondo  e  l’inaffidabilità  è caratteristica reperibile ovunque, non mi sembra che sia prerogativa dei napoletani.  Questa fantasia  è una caratteristica   data dal distacco di cui si parlava prima  ,  si palesa in una sorta di anarchia  comportamentale  al di fuori di ogni regola , che consente di vedere al di fuori degli schemi precostituiti,  che gli consente di inventare cose  mai esistite    di trovare soluzioni insolite ma risolutive, quindi sul lavoro i napoletani con la loro capacità di guardare oltre , li rende  migliori  e capaci di fare grandi cose, , forse sull’ordinario peccano un po’ ma bilanciano con lo straordinario.


8) Come cambia, se cambia, il suo modo di parlare di Napoli e di giudicarla, quando è lontano da essa e in presenza di non napoletani?

E’ una città impossibile da giudicare e da comprendere , è un mistero troppo grande , è questo che metto al centro delle conversazioni  su Napoli. Però più vado fuori e più accentuo in tutto il mio essere napoletano.


9) Quanto l'autocommiserazione e il compiacimento dei propri limiti e vizi ha danneggiato l'immagine di Napoli, sebbene abbia contribuito a costruire un'idea “letteraria” talora esibita quale vincente?

Questo  per me è uno dei mali peggiori,  è proprio “ il diavolo”  l ‘autocommiserazione, il lamento , il considerarsi una città sfortunata.  Questo è veramente pericoloso.   Questa è una città che ha problemi  , certamente ,  ma Bisogna assolutamente smetterla  di pensare a quanto i suoi problemi sono irrisolvibili e cominciare a pensare come risolverli.


10) La letteratura e la filmografia sulla camorra hanno incrinato l'immagine di Napoli più di quanto abbiano rafforzato una coscienza civile legalitaria?

Che la letteratura e il cinema sulla camorra possa incrinare l’immagine di questa città è  la più grande stronzata che ho sentito negli ultimi tempi.  Parlare di questi fenomeni e servito a farli conoscere  raccontare storie  criminali serve per   parlare  di qualcosa che qui  accade. Questo non significa promuovere  un’ immagine sbagliata del territorio,  l’arte non deve promuovere il territorio , il  territorio si promuove da solo, questa è la città più bella del mondo , non ha bisogno degli artisti che lo dicano, ha bisogno degli artisti che ambientino le loro storie qui .  Sicuramente  parlare di questi fenomeni  ha favorito una maggiore conoscenza , se poi la conoscenza ha favorito una coscienza civile legalitaria non lo si può dimostrare .


11) A suo parere, qual è la percentuale di coloro, tra i non napoletani, che sia a conoscenza che Napoli è stata tra le prime tre città al mondo per tecnologia, cultura e arti?

Io non lo sapevo , non mi stupisce  ma non sapevo ci fosse una classifica del genere , questo prova che  i luoghi comuni non sono veritieri.


12) Qual è, secondo lei, l'istituzione di maggiore eccellenza napoletana?

Il teatro,  il teatro a Napoli ,  rappresenta un ricchezza  di tradizione, uno scrigno prezioso di attori  registi ecc.


13) Un luogo, un monumento, un libro, una musica, un cibo, un vino che rappresentino Napoli, nella sua più autentica essenza, indichi un simbolo per ciascuna categoria.

La colonna spezzata  a piazza Vittoria,  ci andavo  a scrivere  la storia del mio film  “Mozzarella stories” , c’è un signore che fitta le sedie di plastica a 50 cent.
Castel dell’ovo  dove la mattina spesso vado  a passeggiare  e pensare,  ( adesso dirai “ ma stai sempre in giro non tieni proprio niente a fa,”Sti registi  non fanno niente “  ma penso camminando  , per creare ho bisogno di pensare di elaborare muovendomi non stando ad una scrivania. E questo lungomare  chiuso al traffico mi affascina  mi fa un effetto metafisico soprattutto in alcune ore del giorno,  mi svuota le orecchie   ha cambiato  l’aspetto della città  , ma dovrebbero trovare un modo per attraversare la città  è indispensabile. trovare una soluzione  per circolare da una parte all’altra ,  Così potrebbero tenere chiusa questa strada. un libro, te lo dico dopo,  ( me lo dice  dopo  : la città distratta di Antonio Pascale. ;  musica  Enzo Avitabile, cibo ragù.  Vino. Pallagrello nero.

14) Quanto la creatività che Le viene riconosciuta è debitrice nei confronti della tradizione, della formazione e del fascino emanato dai luoghi della sua città? In altre parole quanto ne è idealmente figlia, benché adulta e ormai autonoma?

C’è sicuramente un rapporto molto forte, non riesco proprio a prescindere  da questa città e dai suoi dintorni ,  forse , anzi certamente, farò storie altrove ma per adesso è una sorta di calamita  per il mio lavoro, perché siccome il fulcro  del mio modo di lavorare è il paradosso, questa è la capitale del paradosso


copyright © 2013 Mariano Corcione