Prof. Gennaro Rispoli, medico

1) 1. Nato a Napoli: fierezza, imbarazzo, mero dato anagrafico?

Mah, io ho lavorato a Parigi e a Strasburgo che trovo città incantevoli, però poi ho scelto di tornare a Napoli. Quindi Napoli la amo, la trovo una città meravigliosa, con i suoi contrasti, e veramente la trovo l'ombelico del mondo, non sento manco più il bisogno di allontanarmi da Napoli, perché in Napoli trovi tutto, oserei dire proprio che tutto ciò che è stato fatto, scritto, o pensato , è stato già fatto, scritto e pensato in questo straordinario laboratorio – veramente - dell'azione , dell'attività, che si chiama Napoli.

2) Qual è la qualità vincente che le viene riconosciuta e che, a suo giudizio, è maggiormente legata al suo essere napoletano?

Dico la verità.:l'abilità nelle mani.. Io sono un artigiano....sono un chirurgo , quindi muovo bene le mani, e i napoletani ci sanno fare con le mani...toccano bene gli oggetti, le cose, sono...lavorano bene la materia, posseggono il dono divino di costruire.

3) Qual è la caratteristica vincente del suo essere napoletano, tra quelle chtalvolta vengono ritenute difetti?

Il disordine, l'approssimazione, io sono notoriamente quello che si dice ritardatario agli appuntamenti, molte volte appaio – ma appaio soltanto – scombinato, ma in realtà io penso che il vero napoletano ha una sua filosofia interiore , un suo codice di comportamento che gli fa rispettare comunque le cose... è come quel discorso di De Crescenzo "semaforo verde o semaforo rosso", cioè noi napoletani abbiamo un animo greco, e come tutti gli antichi filosofi greci quando camminiamo per la strada facciamo l'agorazéin,, come si diceva nei testi di Socrate. Noi senza saperlo ci comportiamo secondo i loro dettami, cioè siamo apparentemente dei fannulloni, degli oziosi, ma esiste anche la quies operosa, cioè a volte l'apparente atteggiamento un po' chansonnier di molti può essere passato come impreparazione, e invece io ho visto che molti napoletani poi messi sotto la prova riescono benissimo, tanto è vero che – parlo della medicina, della chirurgia, i napoletani se vanno a New York o a Parigi, o a , Strasburgo o a Miami, mi creda sconvolgono le istituzioni e assumono ben rapidamente il comando.

4) Napoli e i napoletani: più orgoglio di luogo o più orgoglio di popolo, in quali proporzioni?


Diceva Goethe "Napoli è una città meravigliosa abitata da diavoli", è chiaro che io fondamentalmente tifo per un' elite di intellettuali che ha fatto grande questa antica e bella capitale d'Europa, però devo dire che forse Napoli se è così è proprio perché c'è anche i cialtroni , c'è anche i lazzari, forse è questa
commistione tra lazzaroni e gente nobile, nobile d'animo soprattutto, che ha creato questo incredibile laboratorio di alchimie , di un modo diverso di intendere la vita.

5) Cosa migliorerebbe della Napoli che ha lasciato a suo tempo e cosa crede sia migliorato da allora?

Di migliorato ho trovato molto poco, perché l'ho lasciata in un momento in cui Napoli stava decollando per un miglioramento e quando sono ritornato dopo vari viaggi che ho fatto un po' in Europa per motivi di lavoro , l'ho trovata sempre peggiorata, incredibilmente peggiorata...e poi ho avuto l'impatto terribile col traffico urbano che invece in altre città è stato immediatamente risolto.

6) Parafrasando John Kennedy, si chieda cosa abbia fatto Napoli per lei e cosa abbia fatto lei per Napoli e cosa ancora entrambi possiate o dobbiate fare.

Io non mi pongo questo problema perché io sono Napoli, Napoli è in me, non credo ci sia qualcosa che io posso fare per la mia città, è che io esisto, ci sono, c'è tanta gente veramente meravigliosa che incontro ogni giorno. Noi per esempio nella farmacia abbiamo conservato delle buste chiuse con degli averi di pazienti che sono defunti in ospedale, che sono la testimonianza che a Napoli non ci sono ladri, tant'è vero che l'unico furto che ho subito l'ho subito a Parigi e un secondo a Verona, a Napoli nessuno mai mi ha fregato del danaro, dei soldi, io non sono stato mai nemmeno ingannato. Quindi io credo di aver ricevuto molto da Napoli, e poi come medico contribuisco forse alla salute dei napoletani, questo sì, perché mi diverte l'idea di camminare per i quartieri ...ecco qualche volta con grande imbarazzo quando organizziamo convegni scientifici come sarà a giorni, i miei colleghi mi invidiano profondamente perché dicono "Genna' tu quando cammini la gente ti cede il passo, si toglie il cappello , o qualche volta ti hanno baciato le mani, tu le hai ritratte..." ho detto guarda ma questo è un modo normale di esprimere la riconoscenza o il legame tra noi napoletani. Eppure loro pur essendo eccelsi e importanti chirurghi mi invidiavano perché c'era questo rapporto particolare che è proprio tipico di noi napoletani; tra di noi ci si abbraccia ci si odia ci si accoltella pure , però si ha anche la gratitudine di dimostrare in maniera tangibile il rispetto di chi ha fatto qualcosa per te... ecco forse come medico ho fatto qualcosa per Napoli.

7) Qual è il pregiudizio, il luogo comune riferito alla sua città natale in cui si è più frequentemente imbattuto?

Sicuramente la ruberia e la superficialità..."Napoli come città di ladri".Una turista americana conosciuta per caso, un avvocato importante di Miami ha detto che lei non veniva a Napoli perché aveva visto "Passioni (?), aveva visto Gomorra, ed era convinta che per strada, in ogni strada ci fossero le sagome col gesso dei cadaveri , e diceva: "Ma voi come fate a vivere in una città che
attraversate e vedete che ci sono ancora le sagome dei morti? " E io le ho spiegato che a Manhattan, a New York muoiono per aggressione molti più che a Napoli, e che la violenza sessuale è pù frequente nella sua patria che nella mia città.

8) Come cambia, se cambia, il suo modo di parlare di Napoli e di giudicarla, quando è lontano da essa e in presenza di non napoletani?

Devo dire che mi capita spesso di rappresentare Napoli perché sono direttore di una scuola di formazione quindi viaggio un po' in vari paesi d'Italia e anche all'estero. Qualche volta mi hanno rifiutato il caffè perché l'ho chiesto in napoletano, perché distrattamente l'ho chiesto in dialetto napoletano....mi è capitato a Verona...e io la sera feci la relazione inaugurale del congresso in dialetto napoletano, e poi ricordai l'esempio. E devo dire che quando vado fuori io accentuo molto di più, marco molto di più le a e le e perché sono orgoglioso e fiero di usare la mia lingua. E molti la trovano interessante e intrigante, se a volte interrompo un pensiero scientifico con una battuta in napoletano, e dicono che non c'è nulla di più incredibilmente forte di quando uso le parole nel mio dialetto per esprimere un concetto chirurgico. Quindi io la uso e addirittura – devo dire , con una punta di vezzo – rinforzo tutte quelle che sono le mie...per esempio, come sto facenno cu vvuje, rincalzo di saper parlare molto bene la "vulgata" napoletana ...ma non mi considero un intellettual chic,ma mi considero uno scugnizzo di strada, anzi io sono cresciuto nelle saittelle di Napoli. Ultimamente in un convegno al Monaldi, c'erano dei dottori americani e i dottori napoletani avevano chiamato un cabarettista napoletano, i dottori americani andavano fieri dell'idea che avevano avuto di far venire i parenti il sabato e la domenica e mangiare tutti insieme; i napoletani dicevano che questo a Napoli avviene tutti i giorni.. ...quello che è stato pensato o fatto è già stato pensato o fatto prima a Napoli...io quando vedo una cosa moderna dico "Ma chisti so' scieme..."per esempio qualche mese fa Veronesi, l'ex ministro della salute, disse che gli ospedali dovevano essere firmati solo dai grandi architetti, tipo Renzo Piano....allora tutt'e giurnali....e io dicette "All' anema 'e chi v' è straviecchie...in napoletano...ma secondo voi la Farmacia chi l'ha fatta? La farmacia storica è stata fatta da Bartolomeo Vecchioni, e il portale è stato fatto da Mormile, l' Ascalesi...., l'Annunziata da Vanvitelli, ma questo nel '700....ma che ti vai a inventare caro Veronesi?, ...ma... conosci la storia della sanità italiana., o hai dimenticato il pezzo di sotto?Questo è tutto. ….Voi vedete spesso le soap ospedaliere, io dico che la realtà è superiore ad ogni fantasia, sempre, sia nel campo degli amori sanitari...potremmo scenografare dei filmati ancora più intriganti di quelli che esistono...ma soprattutto nell'ambito dei rapporti con la gente...io a volte da studente trascrivevo le frasi, io dico... che ho ancora sulla mia agenda delle frasi dettemi da infermieri...come ad esempio Gennaro Esposito, che era un vecchio infermiere del Cardarelli che non sapeva leggere né scrivere, però mi insegnò a mettere i cateteri uretralie i sondini nasogastrici...allora io ero studente di medicina, me dicette :" Genna' – ricordo erano intorno alle 2 del mattino – tu viene ccà, tu sai leggere e scrivere, scrivi 'sta cosa : ' a salute nun esiste, è
solo uno stato transitorio tra na malatia e n'ata". Allora facevo io : " ' on Genna' , e pecché? "E se ci fai caso, studia una famiglia...perché lui aveva studiato che spesso le famiglie ritornavano, con vari problemi; 'na vota 'o guaglione con l'appendicite acuta, po' arrivava 'a mamma con una gravidanza extrauterina , po' arrivava 'o padre che era stato paliato dal vicino...aveva , diciamo , una rappresentazione, per cui , parlando come se fosse un antico filosofo greco, esprimeva in maniera molto semplice un concetto fondamentale, in effetti quello che noi chiamiamo lo stato di salus, il benessere psicofisico, veniva continuamente insidiato. Quindi il concetto di malattia e di benessere andava rimodificato...questo un infermiere ignorante durante un turno di guardia notturna del Cardarelli negli anni '70... Il discorso del portare il cibo agli ammalati....ma qua, in questo ospedale i malati mangiavano perché gli portavano il cibo da fuori, tanto è vero che era previsto proprio per statuto che ogni giorno c'era un gruppo , una congrega di nobili, di commercianti, i quali veramente dicono...perché è più facile ovviamente parlar male delle istituzioni o delle cattive strutture , o della cattiva assistenza sanitaria – visto che faccio parte del mondo della sanità – però io ti devo dire che muoiono meno malati di peritonite qui a Napoli che non nell'ospedale migliore d'Europa, l'ospedale della Foresta Nera di Altona, in Germania, anzi quando arrivai là, convinto di trovare una statistica migliore dal punto di vista dell'assistenza, che era superlativamente diversa, venni alla conclusione che paradossalmente i numeri nostri erano leggermente migliori di quelli dell'ospedale dove venivano rispettati dei protocolli di asepsi e di organizzazione, ma...mille volte migliori degli ospedali in cui io lavoravo.

 

copyright © 2013 Mariano Corcione