GIOVANNA REI, attrice


1) Fierezza, decisamente!
                  
2) La generosità, l'altruismo, forse anche l'essere solare, perché comunque è un fatto culturale, per cui meno male che sono nata a Napoli! (nonostante tutti i guai della vita)

3) Io penso sempre che Napoli è un po' come se fosse uno stato a sé, e quindi il napoletano è un essere particolare. Ora detto così tra noi sembra quasi che ce la stiamo cantando e suonando, però la cosa che migliora il napoletano e che lo rende veramente speciale è quando va via da Napoli, perché riesce a smussare i difetti e a esaltare i pregi della napoletanità. I difetti del napoletano sono notevoli, dovrei fare un elenco lunghissimo (anche questa cosa dell'arte dell'arrangiarsi, o la mancanza di rigore, il fatto di farsi scivolare un po' le cose addosso, questa "anda" un po' latina), cose per cui quando resti per sempre a Napoli fai difficoltà ad accantonare, mentre invece quelli che hanno la forza, il coraggio e la determinazione di andar via e quindi di poter confrontarsi, più si confrontano più ottengono risultati - comunque credo che questo capiti a tutti coloro che hanno la possibilità di andare via dal proprio paese d'origine, ma per un napoletano particolarmente, perché, ripeto, secondo me siamo degli esseri particolari, anche privilegiati: l'energia che ci dona la nostra città, la creatività, il pragmatismo e una certa intelligenza intuitiva del napoletano non è una cosa che si trova facilmente... me ne accorgo... però a volte questo ci rende talmente presuntuosi da sottovalutare gli altri, e questo non è bene, perché comunque sottovalutare gli altri vuol dire anche non rispettarli, quindi si rischia di essere un po' "borderline". La cosa migliore è quando vai via, poi ritorni, e intanto hai avuto la possibilità di metterti alla prova.

4) Penso che nella storia tanti grandi artisti sono venuti a Napoli, a partire Virgilio per esempio, ma anche prima - e penso agli imperatori -, e si sono fermati lì perché comunque è un posto fantastico, come diceva Goethe "un paradiso abitato da diavoli", ed è verissimo, perché il luogo è un paradiso ma i napoletani sono tanti piccoli diavoli, ed è quello che poi secondo me li rende particolari, in fondo, dico, meglio diavoli che angeli, no?

5) Credo che Napoli non cambierà mai, infatti secondo me non è cambiata. Il mio percorso è stato particolare, sono sempre stata abituata a viaggiare, sin da quando ero piccola ho abitato fuori; però poi ogni tanto ho avuto bisogno di ritornare, come per fare un bagno, un'immersione nella napoletanità. Tanto per fare un esempio, dopo quattro anni di Milano e un anno a Parigi all'improvviso ho sentito la necessità di ritornare a Napoli, avevo proprio bisogno di una carica, di andare a esplorare le mie radici; perché anche questo credo che sia un fenomeno abbastanza diffuso: a un certo punto l'ho negata la mia napoletanità, avevo proprio bisogno di "ripulirmene"... dovevo assolutamente fare un percorso tutto mio (al punto tale che ho avuto un percorso personale molto forte e molto particolare di vicissitudini private dolorosissime, verso i 18 anni, e questo mi ha portato ad andare via dalla mia casa individuandola come luogo di dolore. È stato un percorso che io benedico e ringrazio, però anche "negativo", perché allontanandomi tanto dalla mia città natale ho cominciato a rifiutare tutte quelle cose che invece mettevano in risalto il mio essere donna napoletana... Ho accettato di interpretare ruoli in Elisa di Rivombrosa o in Camera Caffè, dove addirittura parlavo quasi milanese, tant'è che a un certo punto del mio percorso non si sapeva più se io fossi napoletana o da dove venissi. Poi, quando mi sono staccata completamente e sono andata a vivere a Parigi ho sentito l'esigenza di tornare. Parigi mi piace molto, si intende, i francesi sono un popolo molto educato, mi è piaciuto molto, ho appreso quello che potevo prendere da loro, però lì mi sono resa conto che anche quel pizzico di anarchia mi mancava, non ne potevo più: c'erano sempre troppe regole, tutti in fila, anche per il pane!, mi sentivo un po' in trappola e quindi sono tornata a Napoli avida, avida di riprendere le mie radici, le mie origini, di riacquistare il dialetto in tutte le sfumature - che sono quelle che poi cambiano nel tempo maggiormente, proprio il gergo giovanile -. È stato un bel percorso, anche perché poi, contemporaneamente, ho cominciato a fare teatro con una compagnia di napoletani, gente che lavorava con Eduardo De Filippo, e pure quella è stata un'ulteriore commistione, un'immersione notevole nel passato, non solo nella Napoli contemporanea. Ristudiando Eduardo, Viviani, le nostre canzoni popolari, rileggerne tutti i testi, per me è stato veramente meraviglioso, è lì che ti accorgi di quanto siamo speciali.
In tutto ciò, la cosa che mi colpisce e mi sorprende di più, anche adesso che sono tornata a Roma da un anno, dopo tre anni di full immersion a Napoli (ché facevo fatica a distaccarmene), è la teatralità quotidiana di Napoli, anche solo per quelle scenette gustose cui si può assistere nei bar: è meraviglioso...! io mi diverto da morire ad assistere a certe scene, però poi, quando ci devi lavorare e quando sei abituata a lavorare seriamente, ti scontri con un mondo che è difficile da accettare; al Nord comunque sono abituati ad un rigore cui non tutti i napoletani riescono ad adattarsi, perché da noi ci si perde un po' in chiacchiere... Dopo aver lavorato a Milano e a Roma, a livello "mentale" ho un approccio al lavoro molto più nordico, nell'orario come nell'impegno, invece a Napoli ti insegnano che anche non impegnarsi troppo, usando di più l'istinto e facendosi scivolare le cose addosso è importante. Comunque per me il rigore e l'impegno sono fondamentali, sono cose che mi gratificano, che mi fanno crescere, quindi automaticamente mi aggradano, per cui vado alla ricerca dell'apprendimento e anche di un po' di rigore

6) Quello che ha fatto Napoli per me è un po' la sintesi di quello che ho detto finora, anche la cosa di farsi scivolare le cose addosso.... per esempio, se non fossi nata a Napoli, ora secondo me sarei sull'orlo del suicidio, perché la vita con me è stata dura, ma proprio dura, sin da quando sono nata: si direbbe che non potrebbero succedere tutte le cose che mi sono successe a una sola persona, invece questo particolare spirito di riuscire a vedere il bicchiere sempre mezzo pieno, di affrontare comunque la vita con un sorriso... nata da un'altra parte secondo me non ce l'avrei fatta, quindi devo la vita a questa città. Sarebbe veramente un delirio di onnipotenza pensare di poter fare qualche cosa per una città, mentre invece devo dire che nel tempo la città è migliorata tanto, anche il poter passeggiare sul lungomare, non so, sembra di poter stare a Montecarlo, a Cannes: arrivi giù e puoi trovare questo mare, questo sole, fare queste passeggiate lunghissime... È impagabile tutto ciò

7) Purtroppo c'è questo luogo comune, che è anche vero, devo ammetterlo (in molti casi), che i napoletani sono furbi, fanno i furbi e sanno imbrogliare, questo anche a Parigi ma ovunque... basta che tu dica che sei napoletana... Questo pregiudizio però forse mi ha reso ancora più onesta, perché devi sempre dimostrare di essere affidabile e onesta. Per esempio, siccome mi è sempre piaciuto tanto viaggiare, mi sono ritrovata giovanissima con delle mie amiche a soggiornare in America, e spesso facevamo dei giri nei ghetti: io mi rendevo conto che noi abbiamo proprio dei sensori, tutta un'altra velocità di cogliere il pericolo rispetto alle altre persone, assieme a una certa facoltà di metterci in guardia, e questa è un'altra cosa che fa riflettere, perché da un lato si pensa a come poter vivere guardandosi sempre le spalle (perché a Napoli si vive così), dall'altro fondamentalmente è un'esperienza che acutizza i sensi. Certo, magari a Napoli in certi posti bisogna stare attenti a quello che si indossa per non cadere vittime dello scippo. Forse c'è troppo campanilismo, ma un'altra cosa positiva dei napoletani è quella di saper usare lo sfottò.

8) Il mio modo di parlare di Napoli fuori non cambia sicuramente, certo sono più nostalgica quando sono lontana e quindi ne parlo in toni più delicati, per cui traspare maggiore affetto, mentre quando sei lì tendi a dare un po' di più per scontate certe cose, e con i conterranei parte l'ammiccamento complice come a dire "so io quel che c'è dietro"

9) L'autocommiserazione, non so, forse viene usata per prendere in giro il prossimo; non c'è nessun napoletano che si autocommisera veramente, è un sistema che viene usato soltanto per ottenere delle cose, nel senso di "sfruttare" quel tanto di furbizia che consente di poter realizzare i propri scopi

10) Sì, ma questa è una cosa vecchia, antica, che fa ormai parte di quell'idea che si ha di Napoli; è stato un modo per rafforzare quell'identità negativa, ma comunque un'identità ben stagliata, e da tempo

11) Pochi sono a conoscenza di questo, veramente pochi, così anche all'estero. Napoli la scopri quando ci vai... Aldilà delle cose per cui è famosa nel mondo, pizza-mandolino-sfogliatelle-Vesuvio, hanno tutti paura di passare per Napoli: io ho tanti amici che devo convincere a venirmi a trovare e a visitare la mia città, per vedere Posillipo, Marechiaro, il centro storico... per godere di quella creatività che si esprime anche grandemente nel cibo - infatti bisogna star lontano da Napoli anche solo per non ingrassare -. Io dico sempre che, come una bella donna non ha solo l'aspetto da mostrare ma tante altre qualità, così è Napoli: una volta che ti fanno scoprire la parte bella di Napoli, ne rimani stupito e affascinato.

12) non saprei...

13) Marechiaro come luogo, il Cristo Velato è secondo me una bella immagine rappresentativa di Napoli, per il libro una qualsiasi opera di De Crescenzo, se vogliamo restare sul contemporaneo, la musica di Pino Daniele, per quanto riguarda il cibo, la pizza salsicce e friarielli, per il vino Marisa Cuomo, dalla costiera amalfitana, un piccolo vigneto che non è neanche molto conosciuto ma molto rappresentativo, soprattutto di rilevanza negli ultimi anni.

14) Credo totalmente, perché più cresco più credo che nel mio caso i tempi comici li ho ereditati dai miei nonni materni, nella loro casa era normale avere questo ritmo comico. Io da bambina ovviamente non sapevo tutto ciò, è che ora li ho studiati e li so riconoscere: quei caratteri mi sono arrivati, non so se al livello di DNA o perché li ho conosciuti personalmente, ricordo solo che per noi andare a casa dei nonni materni era una festa, perché sapevamo già che ci sarebbero state risate a raffica. Chiamavamo mia nonna Luisa Conte, sembrava veramente di stare a teatro, erano fantastici... anche i fratelli di mia madre possedevano tutti questo spirito, quest'ironia; mi rendo conto che, soprattutto quando vado a studiare dei personaggi, prendo ancora qualcosa da ciascuno di loro, basti pensare che nella mia stessa attuale esperienza di teatro mi sto ispirando a una parente!

copyright © 2013 Mariano Corcione