Giuseppe Abbagnale
Medaglia d'Oro Canottaggio Olimpiadi Los Angeles 1984 e Seoul 1988


  1. Nato a Napoli: fierezza, imbarazzo, mero dato anagrafico?

Imbarazzo no, assolutamente; dato anagrafico sicuramente, perché ho vissuto in varie parti d'Italia, però sono orgoglioso di appartenere a Napoli. Certo, ci portiamo dietro degli stereotipi molto scontati a volte, altre del tutto fuori luogo. Napoli indubbiamente è una città difficile, ma molte altre lo sono altrettanto. Quindi, al di là dell'anagrafica, a volte quando sono all'estero se mi chiedono di dove sono rispondo "di Capri"; poi lo dico che sono di Napoli, ma in realtà quello che si sa della nostra città è molto peggio di quello che veramente è, o meglio: sembra vogliano far apparire un lato negativo che esiste, ma per fortuna ci sono anche le eccellenze.

  1. Qual è la qualità vincente che le viene riconosciuta e che, a suo giudizio, è maggiormente legata al suo essere napoletano?

Sicuramente la capacità di adattamento, anche se questo è un altro stereotipo; ma forse è il fatto di essere nato sotto un vulcano che all'improvviso potrebbe cancellare tutto, forse dà una sorta di caoticità e leggerezza nella vita, per cui i progetti a lungo termine non fanno per noi. Però c'è anche l'energia del vulcano, che c'è ed è qualcosa di diverso. Oggi, per esempio, ho incontrato un quattordicenne sul treno, figlio di divorziati - madre a Firenze padre a Napoli -, e gli ho chiesto "ma come ti trovi a Firenze?", lui ha risposto: "eh, così...", " e i ragazzi?" - "Dormono"!!!
Allora, quello che voglio dire è che le persone che stanno a Napoli hanno una luce particolare negli occhi, e poi Napoli è tutta o niente, non esiste un confine particolare tra i comuni limitrofi; questa stessa luce all'occorrenza si tramuta in qualcosa di geniale, anche la malavita se vogliamo in sé è geniale, perché se incanalassero le loro energie in positivo invece che nel malaffare, magari diventerebbero dei grandi imprenditori; e lo sport in questo rappresenta qualcosa di buono, perché spesso diventa un modo per affrancarsi da certe condizioni di disagio e di pericolo sociale. Fortunatamente io non appartengo a questa categoria perché ho sempre fatto sport per piacere e anche per vivere meglio. Ma credo che alla fine questa sagacità, la capacità di intuire le cose prima degli altri, quando viene canalizzata positivamente è un'arma vincente

  1. Qual è la caratteristica vincente del suo essere napoletano, tra quelle che talvolta vengono ritenuti difetti?

Per quanto mi riguarda, sapersi adattare al contesto e capire subito con chi si ha a che fare, chi è il tuo interlocutore, saper leggere negli occhi delle persone e riuscire anche ad apparire come loro vorrebbero che tu fossi, questo è utile a chi deve vendere qualcosa, ma anche nelle relazioni è importante. Però ripeto: è una cosa inerente anche alla soggettività dei caratteri; per quanto mi riguarda, il fatto di sapermi adattare ed essere intuitivo più degli altri, avere un'energia diversa, mi aiuta molto

  1. Napoli e i napoletani: più orgoglio di luogo o più orgoglio di popolo, in quali proporzioni?

Sicuramente orgoglio di popolo, perché in realtà, come sa soprattutto chi ha una certa cultura, Napoli è stata la capitale importante di un regno che ha faticato a essere assimilato completamente alle abitudini e alle volontà -politiche soprattutto-; e mi riferisco all'unità d'Italia, che di fatto può essere considerata più un'annessione. Mi chiedo spesso se a una città come Roma, per una serie di vicissitudini, da un giorno all'altro venisse negato il privilegio di capitale e venisse a perdere i privilegi, i ministeri, le industrie, le attività produttive, mi domando cosa diventerebbe: e allora guardo indietro e mi rendo conto che Napoli, quando ha cessato di essere capitale - non per propria volontà - ha subito una mutilazione che si ripercuote ancora nel tessuto economico e sociale della città, quindi le eccellenze si sono perse, ma se ne è persa anche la memoria. Quindi io sono orgoglioso di appartenere alla Napoli quale era qualche secolo fa, questo sicuramente; ma, ricoprendo un ruolo di carattere nazionale, non lo posso dire spesso.

  1. Cosa migliorerebbe della Napoli che ha lasciato a suo tempo e cosa crede sia migliorato da allora?

Nel mio caso "a suo tempo" è relativo, perché io fortunatamente non ho lasciato la mia città, a differenza di molti napoletani che Napoli la giudicano da lontano (e soprattutto i napoletani), sono uno di quelli che la giudica da dentro, perché oltre a essere vicepresidente della Federazione sono anche vicepresidente della Canottieri Napoli. La giudico sicuramente in modo decadente: al momento attuale l'amministrazione sembra latitare, ci sono tantissime cose che non funzionano, come in molte altre città d'Italia, ma a Napoli soprattutto si sente la mancanza di una "guida" e si percepisce l'assenza di alcune istituzioni, quindi un po'tutto è lasciato a se stesso, come a dire: "fin quando non creano problemi, lasciateli stare". Questa sembra un po' la linea comune, quindi praticamente un peggioramento.
Napoli negli anni '70 ha toccato il fondo con il colera, poi negli anni '80-'90 è rinata, e adesso sta toccando il fondo nuovamente, quindi non è possibile che la città sia ostaggio di barboni e senza tetto - che per carità, poveracci anche loro devono vivere, però io credo che una città e la propria amministrazione si possano dichiarare civili nel momento in cui riesce a raccogliere queste persone: nel momento in cui non riesce a raccoglierle, credo se ne debba fare una ragione, e nel momento in cui non riesce a garantire un tetto, un bagno, dei pasti a questa gente, è inutile tenerli in mezzo alla strada... Napoli è piena di queste persone che stanno lì e aspettano qualcosa, chissà cosa, forse il 21 dicembre 2012...
Per quanto riguarda i miglioramenti di Napoli, faccio fatica a vederne; forse però c'è un po' di sensibilità in più rispetto all'ambiente, questo si, mentre prima c'era un maggior senso di devastazione, ma se nell'hinterland si continua a bruciare la spazzatura producendo cumuli di diossina, come la mettiamo?

 

  1. Parafrasando John Kennedy, si chieda cosa abbia fatto Napoli per lei e cosa abbia fatto lei per Napoli e cosa entrambi possiate o dobbiate fare.

Napoli per me sicuramente ha influito sul carattere e sul mio modo di essere, come sul non avere paura. Questo è quello che la mia città, e i miei genitori in primis, mi hanno sempre insegnato, perché bisogna pure a sopravvivere in un certo qual modo. Poi ho avuto la grande fortuna di incontrare persone che mi hanno insegnato sempre qualcosa, a Napoli.
Quello che posso fare io per le città e credo di aver già fatto, penso sia portare il nome di qualcosa di buono per Napoli nel mondo, ma soprattutto provare, attraverso lo sport, a fare qualcosa di importante; quindi magari una medaglia olimpica può essere veicolata anche con un messaggio diverso, dove non c'è per forza l'idea del "povero ragazzino che ha guadagnato l'oro"... Io ho sempre fatto sport per piacere e per passione, e non avevo alcun problema, ma anche il fatto di dover veicolare questa immagine (che non deve essere necessariamente lo stereotipo del poveretto disagiato che arriva finalmente al traguardo olimpico) è importante.

  1. Qual è il pregiudizio, il luogo comune riferito alla sua città natale in cui si è più frequentemente imbattuto?

Il fatto che i napoletani siano approfittatori, truffatori e fondamentalmente di ladri. Spesso sento persone, anche di cultura, che affermano questa cosa: "non veniamo perché abbiamo paura di essere derubati, rapinati, di essere oggetto di pallottole, truffe o scippi". Allora pongo la domanda: "ma quando sei andato a Rio de Janeiro, Caracas o Miami, avevi questa sensazione?" e lì casca l'asino: puntualmente ripetono che in quell'occasione c'erano altre bellezze del posto e altre attrattive a rendere interessante la città. Anche quando poi vengono a Napoli, commentano "noi pensavamo che giraste tutti con le pistole e ci fossero persone sparate per strada". Purtroppo identificare Napoli con quartieri come Scampia, che dista dal centro 22 km, è non tenere conto che ogni grande metropoli, purtroppo, negli hinterland ha delle periferie piuttosto violente. Di fatto a Napoli, anche per questi motivi, manca un turismo stanziale... L'idea comune è "attenzione!!! ci stanno i napoletani, mettete le mani sui portafogli!"

8) Come cambia, se cambia, il suo modo di parlare di Napoli e di giudicarla, quando è lontano da essa e in presenza di non napoletani?
Solitamente quando stiamo tra di noi ci diciamo le cose come stanno, perché siamo in famiglia e sappiamo nostri limiti, ma guai a farlo fuori, perché io sono uno di quelli che proprio non permette che altri parlino male di Napoli.
Se per esempio su un treno trovo qualcuno che ne parla male, scateno l'inferno; però quando siamo tra napoletani ci diciamo le cose come stanno.
Ma in particolare proprio non sopporto i napoletani che parlano male di Napoli all'esterno.

  1. Quanto l’autocommiserazione e il compiacimento dei propri limiti e vizi ha danneggiato l’immagine di Napoli, sebbene abbia contribuito a costruire un’idea “letteraria” talora esibita quale vincente?

 Il fatto stesso di far apparire questo popolo "straccione" per forza (come in letteratura così anche in pittura) ha influito moltissimo; stavo sfogliando un libro, una raccolta di foto di Cappa della seconda guerra mondiale: quando si vede Napoli ci sono sempre dei bambini straccioni, con le stampelle... sicuramente era anche un po' così Napoli, ma non esclusivamente così; e poi magari si vede anche Roma, che nonostante i bombardamenti non rappresenta mai i suoi straccioni.
Diceva Goethe "voi siete diavoli che vivono in un paradiso"... ma pur sempre diavoli, quindi meditate nell'iconografia di essere trattati come dei pezzenti straccioni. Questo colpisce, di fatto la città è stata molto danneggiata in questo. Questo lo si vede anche nelle ultime uscite di Saviano, che per carità pubblica dei verbali che mettono in luce fatti atroci e reali; però, anche marcare questa sorta di disperazione, volutamente, è stato dannoso.

  1. La letteratura e la filmografia sulla camorra hanno incrinato l’immagine di Napoli più di quanto abbiano rafforzato una coscienza civile legalitaria?

Secondo me in effetti Saviano ha prodotto più danni che benefici, perché alla fine è andato a scuotere le coscienze che già erano molto scosse, per cui in fin dei conti non ha accelerato di processi di legalizzazione. Ora, lui ha fatto molti soldi, ma è stato condannato a vivere sotto scorta in un altro posto, perché la maggior parte dei napoletani non ama Saviano. Come del resto la Wertmüller, che ha fatto più danni che altro, e lo stesso Malaparte: entrambi raccontano le miserie più miserabili, e la parte buona non viene mai, mai, mai fuori. Di altre città c'è campanilismo, a Napoli no. Lo diceva anche Raffaele Viviani: "il campanilismo non è una cosa che ci appartiene"; se qualcuno fa qualcosa di buono, la prima cosa che un napoletano dice è: "Ma che ce vo', lo sacc'fà pur'io". Lo affermava Viviani e ne sono convinto anch'io: non c'è mai nessuno che dice "questo è napoletano, che bravo! è un napoletano, ma è stato uno dei migliori e merita di stare là". No, chi ha successo a Napoli spesso viene visto come un approfittatore, come uno che ha trovato delle scorciatoie e il merito gli viene quasi sempre negato; nello sport non si può fare, perché giustamente c'è poco da questionare. Perciò giustamente lo sport rimane un buon veicolo di pubblicità positiva, perché con i ragazzi e con la gente rimane sacrosanto, giusto e sicuramente certificabile.

  1.  A suo parere, qual è la percentuale di coloro, tra i non napoletani, che sia a conoscenza che Napoli è stata tra le prime tre città al mondo per tecnologia, cultura e arti?

Sono almeno il 96%, ma io dico che tra i napoletani ce n'è almeno il 90%. Nessuno sa che il primo faro riflettente stato fatto a Napoli, nessuno sa che l'industria ferroviaria napoletana nel 1850 era la prima al mondo, nessuno sa che la prima nave a vapore in ferro è stata varata a Castellammare di Stabia nel Mediterraneo, nessuno sa che una delle prime Università di veterinaria è stata fatta a Napoli, nessuno sa che la scuola forense di Napoli è una delle prime al mondo, c'è tantissima ignoranza in proposito. Ora, la verità è che sono i napoletani i primi a non sapere queste cose: come possono saperle gli altri? Proporrei un sondaggio estemporaneo per sapere quanti napoletani sono stati a Pompei o sono saliti sul Vesuvio o sono andati al Museo Nazionale o alla pinacoteca di Capodimonte: veramente pochi. Poi magari sono stati in viaggio di nozze nello Yucatan. La verità è che c'è una stereofilia dannosa: in passato forse c'erano tanti problemi, e Napoli, pur essendo più antica di Roma, è stata un po' bistrattata nel tempo. Il problema è che certe cose sui libri non stanno neppure scritte, e c'è l'idea di fondo che l'unità d'Italia abbia fatto solo del bene. Invece, probabilmente, non è così. Senza alcuni sotterfugi politici e militari l'Unità non ci sarebbe stata, o almeno, ci sarebbero due paesi distinti; nessuno, oggi, si sognerebbe mai di unire Italia e Francia - anche se c'è la comunità europea -.
Perché stravolgere l'identità nazionale di un popolo che aveva una propria zecca, dei propri ministeri, un esercito, una marina e un parlamento, oltre a un ben avviato sistema di altre cose [...] portandole a Torino? C'è una meravigliosa statua di Garibaldi a Torino, vicino al Po, che cita "I TORINESI RICONOSCENTI": e lo credo! Per carità, poverino, è stato poi ripagato messo in un'isoletta in mezzo al Mediterraneo (che già al giorno d'oggi è isolata, figurarsi a qual tempo)...
Quindi la questione è che, ahimè, certe cose non si sanno e, se si sanno, si dimenticano. Ma purtroppo, un popolo che non conosce il proprio passato, non ha futuro: e noi probabilmente il nostro passato ce lo siamo dimenticato.

  1. Qual è, secondo lei, l’istituzione di maggiore eccellenza napoletana?

La Federico Secondo è un'istituzione molto importante, poi sicuramente l'osservatorio astronomico di Capodimonte, come pure l'osservatorio vesuviano per i sistemi legati alle eruzioni, anche perché è uno dei più avanzati del mondo in quanto è uno dei pochi vulcani che sta vicino a un centro abitato. Ma anche l'associazionismo napoletano è un'eccellenza, anche i club sportivi sul mare di Napoli sono un'eccellenza a livello mondiale (organizzazioni peraltro quasi tutte centenarie), dal momento che hanno rappresentato un modo di essere nella città, pertanto hanno portato anche altro, non solo la negatività ma soprattutto la positività: anche il "Settebello" di pallanuoto è nato Napoli, così come i Canottieri napoletani hanno fatto la storia del canottaggio italiano. Oggi i circoli, a differenza di altre realtà, dove prevale più l'aspetto lobbistico dell'associazionismo, a Napoli sono ancora istituzioni dove c'è tanta voglia di stare insieme per fare squadra ed essere eccellenze in una città che chiaramente ne avrebbe bisogno maggiormente. Quindi secondo me i circoli napoletani rappresentano delle eccellenze. Di scuola, di sport, di vita e anche sociale, soprattutto.

  1. )Un luogo, un monumento, un libro, una musica, un cibo, un vino che rappresentano Napoli, nella sua più autentica essenza, indichi un simbolo per ciascuna categoria.

Come luogo, l'iconografia classica di Via Caracciolo vista da Posillipo, o Napoli vista dal mare; per il monumento, direi Castel dell'Ovo, al libro ci penso, per la musica direi Pino Daniele, siccome siamo a Natale dico gli struffoli e come vino - difficile perché a Napoli non ci sono vigneti - va bene la Falanghina. Tornando al libro... La Smorfia, perfetto! La Cabbala..

  1. Napoli stimola socializzazione, per la dolcezza del clima che agevola la vita nelle sue strade e forma l’attitudine alla competizione. Nella vita queste opportunità possono produrre esiti in direzioni opposte, nel bene o nel male, ma lo sport insegna la lealtà, la sfida prima di tutti a se stessi, a rispettare un avversario che non può mai essere nemico, ad accettare sconfitte come premesse di vittorie più ambite. Nascere a Napoli è già una vittoria o è l’inizio di una competizione difficile?

È l'inizio di una competizione difficile, perché tutto è più complicato: e chi ha successo a Napoli, lo può avere in tutto il mondo, senza problemi. Infatti, i napoletani che sono in giro per il mondo ricoprono dei ruoli o incarichi di vertice perché hanno una marcia in più. Ho avuto modo di conoscere via Skype un medico napoletano che ha scoperto una molecola in grado di combattere il cancro al fegato, e grazie lui ogni anno sopravvivono a questo tipo di male più di 10.000 persone. Lui vive tranquillamente in Inghilterra e continua a condurre i suoi studi...
Ora: noi abbiamo un'indubbia capacità di adattarci e di capire il contesto, l'adattamento al terreno. E questa sicuramente è un'arma in più, però: vivere a Napoli è difficile, ma non si può insegnare ai napoletani a vivere! In proposito devo dire una cosa: non sopporto i napoletani che hanno lasciato Napoli e continuano a dire "si deve fare qualcosa per Napoli"; ho capito, e perché allora vivi a Roma, o a Milano, o a Parigi?, invece la questione sta tutta nel concentrarsi sulla soluzione: è bello starsene lontani perché "a Napoli non si può stare"; e chi la deve cambiare questa città, i parigini???
Ci sono tanti bei motivi per cambiare città, ma che non si abbia la presunzione di dire agli altri come si deve vivere a Napoli. Io sono un girovago - nel senso che ho case anche in altri posti d'Italia, ma in particolare non lascio il centro storico di Napoli. Io abito proprio alla fine di via Costantinopoli, di fronte al Museo Nazionale, è la zona dove sono cresciuti i miei genitori (e continuano a vivere là), e io da là non me ne vado, perché mi piace e mi diverto. Perché me ne dovrei andare, se quando chiedo alle mie figlie se si vorrebbero trasferire a Roma, loro mi rispondono "noi stiamo tanto bene qui, perché dovremmo andarcene da qui?" Quindi io faccio un po' il pendolare, però mi secca la gente che detta degli stili di vita che non si possono adattare a città di Napoli. Non va bene predicare bene e razzolare male: a Napoli siamo inguaiati, ma oltre i guai abbiamo anche tante cose buone, positive e importanti, questo è il messaggio che secondo me deve passare; perché sembra sempre una fatica dichiarare il buono. Come diceva qualcuno "fa più rumore un ramo che si spezza, piuttosto che una foresta che cresce". Così è


copyright © 2013 Mariano Corcione