LELLO ESPOSITO, scultore e pittore


Parlando di Lello Esposito qualcuno ha scritto: “si è impadronito dei simboli della tradizione locale, quali la maschera di Pulcinella, il vulcano, il cavallo, l’uovo, il teschio, il corno e San Gennaro”; l’affermazione è forse vera ma solo se informata da principi razionali di pura estetica. Se infatti applichiamo i principi del metodo tradizionale scopriamo che nessun individuo, per quanto dotato di grande volontà e di forza d’animo, può impadronirsi di simboli che per loro natura sono potenti e incontrollabili. Piuttosto sono i simboli che, giunto il momento di riemergere dalle profonde acque della storia di una comunità, scelgono il soggetto in grado di rivestire il ruolo di rinnovatore di simboli.
Lello Esposito è stato certamente scelto da forze misteriose per rappresentare le molteplici anime  della città e per questa ragione ha studiato, metabolizzato, elaborato e rilanciato i simboli della vera napoletanità in tutto il mondo; e lo ha fatto dal suo Atelier sito in Piazza San Domenico Maggiore ovvero dalle antiche Scuderie di Palazzo Sansevero uno dei luoghi più suggestivi della città. Qui, a pochi passi dall’antico complesso di San Domenico Maggiore e dalla alessandrina Piazzetta Nilo, l’artista si muove nei numerosi ambienti dove tutto ciò che si può osservare parla di Napoli, dell’intimo desiderio di descriverla in tutti i suoi aspetti anche quelli più controversi, della plasticità di forme arcaiche da cui tuttavia trasuda una potente carica vitale ed infine di gigantesche  e inquietanti figure che popolano le sale del laboratorio quasi muovendosi a loro piacimento.
Si ha l’impressione, visitandone gli ambienti, che il geniale artista non si trovi mai da solo anche nei rari momenti in cui c’è assenza di persone fisiche. E allora maschere di Pulcinella ammassate in un angolo, in attesa di essere collocate per qualche performance artistica, pare dialoghino con teste bronzee di cavalli sfrenati pronti a partire al galoppo; grossi busti di San Gennaro disposti in fila e corni colorati da cui emerge Pulcinella allineati lungo le mura bianche richiamano la ciclicità di un tempo che scorre senza mai esaurirsi; le uova da cui tutto nasce in omaggio agli antichi miti virgiliani e i teschi monito eterno di una fisiologica fine della vita almeno in questa dimensione materiale e fisica; ed ancora sfere di bronzo pronte a rotolare pesantemente come il macigno del mito di Sisifo e Pulcinella stilizzati apparentemente messi in croce dalla storia che troppo spesso ha  vilipeso una delle più antiche maschere dell’umanità.
Questo è il luogo dove Lello Esposito, napoletano schietto ed estroverso, geniale e coraggioso, crea la sua Napoli materializzando il pensiero per renderlo fruibile alle persone che, in seguito, si troveranno a guardare le sue opere.
Ne ha fatta di strada sin da quando creava, cominciando molto presto la mattina e spesso prima dell’alba, nel laboratorio di Salita Arenella dove andava a fargli visita l’amico Massimo Troisi e quando New York costituiva ancora un sogno lontano. Un giorno, rispondendo a un’intervista ma in realtà pensando ad alta voce, fece un’affermazione che chiarì magistralmente il suo punto di vista e nello stesso tempo espresse le linee programmatiche per un futuro di successi che lo avrebbe portato molto lontano: “la sfida è stata quella di utilizzare una maschera di cui s’era già detto e fatto tutto, ma di utilizzarla in modo sempre diverso”.
Dando un’occhiata agli elenchi e alle date delle principali esposizioni personali e collettive, ai cataloghi monografici e collettivi nonché agli studi critici dedicati a Lello Esposito da Aldo Masullo, Goffredo Fofi, Jean-Noel Schifano, Vittorio Sgarbi, Achille Bonito Oliva, Marino Niola e  altri, immediatamente si comprende come molto sia stato scritto ma molto altro c’è ancora da scrivere sulle opere di un artista che, pur essendo giunto a piena maturazione per così dire artistico-professionale, intende regalare alla città, ai suoi conterranei e a tutti i cittadini del mondo emozioni vere e profonde. Pertanto ha esposto, espone e di certo continuerà ad esporre opere e installazioni in creta, terracotta, bronzo e alluminio a Madrid e Berlino, Budapest e Parigi, Dusseldorf e Bonn, Monte Carlo e Tokio rilanciando Napoli e i suoi messaggi simbolici senza alcun limite geografico. Tuttavia sta rafforzando la sua presenza sul territorio statunitense e precisamente a New York, dove ha aperto un altro studio e  trascorre parte del suo tempo; qui ha esposto “Icone e Metamorfosi Napoletane” alla 4 East 54th Street, “Pulcinella in New York” in Viromare Gallery a Chelsea 547 west 27th Street, “Vernissage con Marco Zurzolo Trio” in occasione del Columbus Day, “Vulcano in New York” presso la Casa Italiana Zerilli-Marimò alla New York University etc.  Ma non dimentica l’Italia con esposizioni a Venezia con “Pulcinelli”, a Bologna con “La sindrome di Partenope”, a Siena con “Iconostasi”, a Roma con “Extra Omnes” a Caggiano in provincia di Salerno con la mostra d’arte contemporanea “Città Moltiplicata” in cui venivano mostrate opere Pop art di Andy Warhol, spazialiste di Lucio Fontana e dell’utopista di “Progetto Museo Vivo” Ugo Marano; solo per citarne qualcuna senza correre il rischio di proporre una lista infinita e noiosa di esposizioni.
Nel corso dell’intervista Lello Esposito ha affermato: “la mia è arte contemporanea che nasce a Napoli e la rappresenta nel mondo pur partendo dai segni riconoscibili della tradizione; in questo concetto non c’è traccia di localismo in quanto parlare di tradizione è un fatto universale” e difatti
esso stesso può essere definito, al di là di ogni ragionevole dubbio, uno dei più grandi esponenti dell’arte contemporanea italiana di respiro internazionale. Tradizione come motore inesauribile per favorire la conoscenza, attraverso l’arte, di una storia plurimillenaria e dei suoi contenuti simbolici che con il tempo, e sfruttando le moderne correnti del pensiero strategico, potrebbero diventare globalizzati.
Ma Esposito ci sorprende ancora una volta aggiungendo: “tutto il mio pensiero parte dalle viscere della città ma è teso alla trasformazione della negatività, che in questo delicato momento storico è percepita da molti fatalisti come una realtà ineluttabile, in positività uscendo fuori dall’immobilismo di una olografia partenopea stereotipata e trita”. Ed è vero; infatti il corno di 270 cm. esposto alla Camera di Commercio come anticipo del Corno Show del prossimo marzo e il busto di Pulcinella donato alla città e posizionato in vico Fico Purgatorio ad Arco sono diventati istantaneamente cultura e punto di riferimento positivo per la riconquista di un territorio fisico e culturale da troppo tempo espropriato ai legittimi proprietari ovvero ai cittadini. Peraltro la figura di Pulcinella è considerata dai napoletani un modo efficace per raccontare la tradizione in maniera moderna e questo Lello Esposito lo ha ben compreso quando con un moto di profonda consapevolezza e orgoglio dice: “Il territorio, fatto di luoghi che conosco e di gente che mi appartiene, ha reagito bene nel momento in cui ho donato il busto alla città e in particolare ho voluto rendere omaggio agli artigiani che continuano a lavorare nonostante la crisi incombente e la palpabile sfiducia”. E’ un messaggio di speranza che Esposito lancia con energia ma è anche un’indicazione fornita ai decisori e dunque a chi amministra la città.

Di Antonio Tortora

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