Dott.ssa Maria Mazza, Direttore Istituto di Cultura


  1. Nato a Napoli: fierezza, imbarazzo, mero dato anagrafico?

L’essere nata a Napoli costituisce per me un mero dato anagrafico, anche se carico di valori positivi per la vivacità culturale che contraddistingue la città e di cui mi sento pervasa.

  1. Qual è la qualità vincente che le viene riconosciuta e che, a suo giudizio, è maggiormente legata al suo essere napoletano?

Il senso realistico della vita e uno spirito filosofico nell’affrontare le diverse problematiche quotidiane.

  1. Qual è la caratteristica vincente del suo essere napoletano, tra quelle che talvolta vengono ritenuti difetti?

Un distacco dalle cose, che se talvolta può sembrare un atteggiamento superficiale di mancata risoluzione dei problemi mostra invece una caratteristica vincente nel saper analizzare le cose e risolverle vedendole nel complesso, da lontano.

  1. Napoli e i napoletani: più orgoglio di luogo o più orgoglio di popolo, in quali proporzioni?

Più orgoglio di luogo per l’unicità della città, la sua posizione sul mare, la sua apertura geografica quale centro del mediterraneo, crogiuolo di culture diverse. L’identificazione nel popolo di Napoli è più problematica, in quanto la prevalente volontà di autodeterminarsi del popolo napoletano si manifesta a volte in forme violente. Volendo esprimere una percentuale si potrebbe dire del 70 % del luogo contro il 30% del popolo.

  1. Cosa migliorerebbe della Napoli che ha lasciato a suo tempo e cosa crede sia migliorato da allora?

Avrei voluto che la città fosse stata più verde. Oggi sta nascendo una nuova cultura della città, più attenta all’arte, al rispetto per gli spazi comuni, al senso della memoria.

  1. Parafrasando John Kennedy, si chieda cosa abbia fatto Napoli per lei e cosa abbia fatto lei per Napoli e cosa entrambi possiate o dobbiate fare.

Napoli mi ha trasmesso il senso della generosità e della compassione per le vicende altrui. Nella mia attività lavorativa proiettata all’estero sento di rappresentare positivamente lo spirito napoletano mediante un atteggiamento innato di vivacità, di slancio, di intuito e di praticità. Entrambi potremmo servire a diffondere un modello socio-culturale più umano e meno improntato alla burocrazia, ma ugualmente valido.

  1. Qual è il pregiudizio, il luogo comune riferito alla sua città natale in cui si è più frequentemente imbattuto?

Il pregiudizio nel quale si incorre più facilmente è di appartenere ad una società disordinata, corrotta, immersa in un ambiente sporco.

  1. Come cambia, se cambia, il suo modo di parlare di Napoli e di giudicarla, quando è lontano da essa e in presenza di non napoletani?

A volte mi capita di prendere le distanze da un certo modo di essere napoletano, da una immagine stereotipata che vuole la città caotica, confusa, rumorosa, sporca, al fine di affermare i valori positivi che solo chi è nato e vissuto a Napoli può comprendere.

  1. Quanto l’autocommiserazione e il compiacimento dei propri limiti e vizi ha danneggiato l’immagine di Napoli, sebbene abbia contribuito a costruire un’idea “letteraria” talora esibita quale vincente?

Questi due sentimenti hanno contribuito molto a danneggiare l’immagine della città perché non hanno permesso un’evoluzione a livello caratteriale del popolo nel tempo. E’ vero che tuttavia tali caratteristiche abbiano contribuito a creare un mito letterario dell’essere napoletano.

  1. La letteratura e la filmografia sulla camorra hanno incrinato l’immagine di Napoli più di quanto abbiano rafforzato una coscienza civile legalitaria?

Credo che purtroppo, specialmente se osservato il fenomeno dall’estero, letteratura e filmografia non abbiano sortito l’effetto originario di denuncia e quindi di rafforzamento del senso civile, ma abbiano contribuito a potenziare il cliché negativo legato alla criminalità dilagante dell’area napoletana.

  1.  A suo parere, qual è la percentuale di coloro, tra i non napoletani, che sia a conoscenza che Napoli è stata tra le prime tre città al mondo per tecnologia, cultura e arti?

Suppongo che la percentuale di persone che riconoscono la validità scientifica, artistica e culturale di Napoli non sia molto alta, ma di sicuro tale coscienza è direttamente proporzionale al livello culturale posseduto dalle persone.

  1. Qual è, secondo lei, l’istituzione di maggiore eccellenza napoletana?

E’ difficile dire quale sia l’istituzione culturale d’eccellenza di Napoli, ve ne sono diverse, ad esempio l’Università Federico II, il Conservatorio di Musica San Pietro a Majella, l’Accademia di Belle Arti, l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, o la Città della Scienza.

  1. Un luogo, un monumento, un libro, una musica, un cibo, un vino che rappresentano Napoli, nella sua più autentica essenza, indichi un simbolo per ciascuna categoria.

Via Caracciolo con il Castel dell’Ovo, La pelle di Curzio Malaparte, Giovan Battista Pergolesi con il suo Stabat mater, la sfogliata riccia e frolla, il greco di tufo.

  1. Quanto la creatività che Le viene riconosciuta è debitrice nei confronti della tradizione, della formazione e del fascino emanato dai luoghi della sua città? In altre parole quanto ne è idealmente figlia, benché adulta e ormai autonoma?

Sicuramente nel mio rapporto con l’arte devo molto all’essere napoletana, all’aver vissuto sin da piccola in un ambiente musicalmente e artisticamente ricco. Ciò ha costituito un filtro per la mia visione della vita, per il mio rapporto con gli altri, per le scelte che hanno poi condizionato l’intera mia vita

copyright © 2013 Mariano Corcione