MARIO TALARICO, Imprenditore

E’ da quattro generazioni, ovvero dal capostipite Achille, che i Talarico operano a Napoli nel settore della manifattura artigianale degli ombrelli e sin dal 1860 il nome di questa storica bottega artigiana, in origine sita in via Trinità degli Spagnoli ed oggi in vico Due Porte a Toledo, è sinonimo di protezione dalla pioggia.
Non c’è napoletano, tradizionalista e orientato verso il prodotto di qualità, che non abbia acquistato almeno un ombrello griffato Talarico e alla stessa maniera non c’è turista italiano o straniero che non sia passato per la piccola bottega dove si costruisce e si ripara o per il vicino e più grande negozio di via Toledo dove la varietà di ombrelli e bastoni è tale che il cliente è obbligato a prendersela comoda e a perdere un po’di tempo, esattamente come si faceva in un passato non troppo lontano. Il motto aziendale è “ombrelli da sempre” e pare proprio che, a giudicare dagli ombrelli firmati Talarico sparsi in giro per il mondo, davvero la famiglia operi da sempre in questo settore.
D’altra parte è pur vero che, in epoca contemporanea, l’affaccendato business man, la frettolosa massaia, il distratto adolescente ed ancora il passante afflitto da shopping compulsivo non prestino attenzione a ciò che vedono nelle vetrine se non in maniera superficiale; vetrine che peraltro sono diventate vere e proprie finestre sul nulla a causa della globalizzazione e del decadimento complessivo del gusto nonché degli stessi concetti di qualità ed estetica.
Tuttavia è anche vero che l’osservatore più attento, l’uomo e la donna di classe, i cacciatori di stile, gli esteti e tutti coloro che, consapevolmente, camminano e passeggiano per conoscere, giunti alla bottega di mastro Talarico, discendente dal padre Giovanni e dal nonno Achille, ora coadiuvato dall’infaticabile nipote Mario, scoprono un vero e proprio piccolo mondo fatto di prodotti naturali fra cui tessuti, legni e corni ma anche fatto di metalli ordinari come l’acciaio e di fibre tecnologiche fra cui il carbonio. Gli artigiani infatti prediligono il classico ma, attenti all’evoluzione dei tempi, di certo non disdegnano i materiali scoperti di recente.
In effetti l’ombrello si presta, quando è robusto, funzionale ed elegante, a un utilizzo che oggi viene fortunatamente recuperato ovvero diventa un necessario supporto a quella che il filosofo Duccio Demetrio ha definito magistralmente “filosofia del camminare” per compiere “esercizi di meditazione mediterranea”. E qui parliamo di pensiero meridiano tipico, per contenuti e modalità, del mezzogiorno d’Italia laddove si sviluppa, nell’antichità remota e moderna, gran parte del pensiero europeo.
Infatti anche se non sappiamo come si camminava cent’anni fa e come si camminerà in futuro di sicuro sappiamo che l’ombrello e anche il bastone da cui l’ombrello deriva, sono strumenti che conferiscono sicurezza, comfort ed eleganza. Qualcuno l’ha sapientemente definito “metafora della spada” nel caso di coloro che lo portano con disinvoltura.
Cosicché gli esperti suggeriscono di acquistare ombrelli ad asta intera ovvero con manico e asta fusi in un unico pezzo, ad asta scortecciata e quindi con essenze lignee più flessibili, a collo d’oca con l’asta di faggio naturale o tinto e il manico realizzato in qualche essenza pregiata; ciò per quanto riguarda la tecnica costruttiva. Circa i materiali pare che quelli più tradizionali e ancora tenuti in considerazione dai fabbricanti old style siano: la malacca, liana tropicale leggera e flessibile che proviene dal Giappone per la sua qualità migliore e dal Vietnam laddove è più morbida e meno pregiata; il bambù, versatile ed estremamente vario per qualità, colore e nodi; una varietà di ciliegio chiamato marasca proveniente da antiche piantagioni specializzate dell’est europeo con la proprietà straordinaria di continuare ad emanare profumo di amarena per moltissimo tempo se non scortecciato e non verniciato; ed ancora la nodosa e resistentissima ginestra che ancora si può trovare nell’area vesuviana oltre che in Toscana.
Ebbene, le specifiche tecniche e le caratteristiche dei materiali occorrenti per la realizzazione di un buon ombrello le abbiamo apprese visitando la bottega, piccola, sovraccarica e spesso affollata, di mastro Talarico che come sempre lavora seduto in posizione chinata sull’ormai ultrasettantenne sgabello del nonno con martelletti, pinze e tenaglie oppure è alle prese con il suo tornio autocostruito più che centenario e solo di recente elettrificato, vero cuore di tutta la filiera produttiva; e non è nostra intenzione aggiungere altre note tecniche per non annoiare il lettore e per non svelare i segreti di un’arte che trasforma i materiali di base, naturali e artificiali, in oggetti a dir poco straordinari.
Nel corso delle nostre visite presso la bottega di ombrellaio (c’è un che di medievale in questa definizione davvero affascinante) abbiamo notato un lettore Dvd che faceva scorrere le immagini di un lungo e dettagliato documentario girato da una troupe sud-coreana di cui Mario, il nipote di mastro Talarico, ci ha raccontato la storia; “fu una vera e propria invasione di campo – ricorda Mario - con giornalisti, cineoperatori e tecnici audio video che ripresero per ore” cominciando a raccontare da quando Mario Talarico senior sceglieva e acquistava il tessuto per la realizzazione dei classici otto spicchi di twill di nylon al vero e proprio confezionamento del prodotto finito. Dunque Talarico è stato ripreso dai media dell’Asia Centrale diventando una celebrità per quella vera e propria nicchia di mercato rappresentata dalla manifattura artigianale di ombrelli; e ciò forse vuole rappresentare anche una sorta di ritorno alle origini visto che è proprio l’oriente, in particolare la Cina, a rivendicare l’invenzione del parasole-ombrello unitamente all’India e all’Egitto quale rappresentazione simbolica del potere e talvolta finanche attributo della divinità. Per ben trentadue secoli l’ombrello fece parte delle insegne imperiali in Cina; i re persiani potevano ripararsi dal sole con un ombrello rigorosamente impugnato da qualche dignitario d’alto rango;  in Egitto, forse per un atto di liberalità del Faraone, era sufficiente appartenere alla casta nobiliare per poterne usufruire.
Nel 2006 anche la prestigiosa rivista giapponese di design Pen with New Attitude dedicò uno inserto speciale a questa azienda artigiana, di antica tradizione, che ancora opera a Napoli, per cui possiamo affermare con sicurezza assoluta che l’intraprendenza partenopea e l’abilità manifatturiera di Mario Talarico hanno fatto il giro del mondo ricollegandosi alle fonti arcaiche da cui proviene il simbolico oggetto sacrale che poi con il tempo si democratizza e diventa parapioggia di uso comune almeno in tutto il mondo occidentale e parasole in oriente. Sono comunque decine le riviste italiane e le testate internazionali che si sono occupate dei nostri artigiani.
Attraverso questa ricerca abbiamo compreso le ragioni per cui la donna e l’uomo di classe, ma anche la donna e l’uomo stravaganti, di oggi e di ieri, quando passeggiano con l’ombrello assumono un aspetto regale e degno di ammirazione. Certo parliamo di forma ma Napoli, capitale del Barocco europeo, ha da sempre ricercato e manifestato contenuti e sostanza dietro le forme estetiche.
Mario Talarico senior ci ha raccontato con una giusta punta di orgoglio di “aver prodotto ombrelli pregiati per un valore anche superiore ai ventimila euro” e di averne realizzato “uno per Lucio Dalla, che era un  appassionato collezionista di bastoni e ombrelli, dipinto interamente a mano con gouaches napoletane e uno è stato donato a Papa Benedetto XVI° dopo averlo realizzato con un leggerissimo legno di Malacca bianco decorato con quarantotto Swarovski rigorosamente rossi (colori tipici dell’abito pontificale) e un’apertura di un metro e mezzo”. L’idea fu considerata originale dal Vaticano in quanto non risultava che qualcuno avesse mai in precedenza regalato un ombrello al Papa e fu molto apprezzata dallo stesso Pontefice visto che, nel corso di diverse sue visite pastorali in Italia e all’estero, si è ritrovato letteralmente inzuppato a causa di piogge battenti; qualcuno forse ricorderà la Messa celebrata, quel  freddissimo 21 ottobre del 2007, in una piazza del Plebiscito colpita da forti raffiche di pioggia. Ma non finisce qui. Un altro ombrello è stato regalato al Papa, nella stessa occasione, da Mario Talarico junior con il manico in avorio antico, pizzo in oro e il volto e lo stemma papale dipinti a mano dallo stesso giovane artigiano che, pare, abbia mutuato la vena artistica dal suo bisnonno Achille che era stato anche pittore a corte presso la famiglia reale. Ed è proprio Talarico Junior a farci riflettere dalla sua postazione in un angolo dei 23 mq in cui lui e suo zio vivono e lavorano per gran parte della giornata: “vorrei cogliere l’occasione – dichiara - per dire ai giovani di lavorare molto per assaporare il gusto della vita e per far recuperare all’artigianato il posto che gli spetta; solo con la produzione di prodotti di qualità è possibile sconfiggere l’omologazione industriale. Inoltre è bene ricordare che allontanandosi dall’umiltà l’ignoranza aumenta inesorabilmente”.
Il messaggio è forte e chiaro e parte da Napoli, da un’antica azienda posizionata in un vicolo, da due diverse generazioni a confronto e tutti i giovani, non solo napoletani e italiani ma anche stranieri, dovrebbero imparare a riconoscerlo come messaggio di verità e di speranza per uscire dalla crisi in cui il mondo si è arenato. E non poteva essere altrimenti visto che i nostri prestigiosi ombrellai collaborano con Maurizio Marinella autore delle cravatte ideali per ogni occasione, con la casa di moda Fendi famosa in tutto il mondo e con molti altri stilisti presenti nelle strade dello shopping a Napoli in via Toledo e a Chiaia, a Milano in via Montenapoleone e a Roma in via Condotti; tutte collaborazioni che prevedono sicure opportunità di espansione commerciale e non solo in Italia. Mario Talarico che è stato definito “l’uomo che mette al riparo il Papa” all’indomani del dono consegnato in Vaticano può essere anche definito, alla luce di quanto è stato appena affermato, “l’uomo che cerca di mettere al riparo i giovani con messaggi di speranza”. Intanto alcuni pacchi pieni di ombrelli sono pronti per essere recapitati in Arabia Saudita e Corea del Sud oltre che negli Usa.
Per sfatare un pregiudizio aggiungiamo che la pioggia non fa male anzi come suggerisce lo scrittore quarantenne Kevin Alan Milne nel suo fortunato romanzo Il gusto segreto del cioccolato amaro: “Senza un temporale di tanto in tanto, come faremmo ad apprezzare i giorni di sole?”

Di Antonio Tortora

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