MASSIMO PICA CIAMARRA, Architetto


  1. Nato a Napoli: fierezza, imbarazzo, mero dato anagrafico?

Dato anagrafico. Non posso negare in tanti anni a volte qualche imbarazzo, ma più spesso una certa fierezza …. Perché imbarazzo ? Perché da grande città europea, in 100-150 anni Napoli è ormai condizione periferica, ai margini nei profili internazionali.

Ho studiato qui: mentre stavo per laurearmi un ingegnere svizzero -“diplomato”, loro avevano già la cosiddetta laurea breve- si sorprese: come a 23 anni già ti laurei, diventi dottore? Gli sembrava straordinario. Venti giorni prima della laurea mi affidò il progetto dello stabilimento industriale di una multinazionale. Realizzai l’“opera prima” con rapidità nel nostro contesto inconsueta. Più o meno simultaneo, un gioco di coincidenze mi fece entrare in contatto con esponenti significativi della cultura architettonica internazionale, riferimenti che mi hanno formato. Avevo letto “Quel misterioso quadrato blu”, l’editoriale con cui Bruno Zevi recensiva e criticava “Le Carré Bleu”, una piccola rivista che nasceva ad Helsinki. Incuriosito cominciai a seguire questa pubblicazione ed entrai in contatto con i personaggi che l’animavano: ho imparato molto dalle loro tesi. A distanza di 50 anni, il caso vuole che proprio io sia stato chiamato a dirigere questo “feuille internationale d’architecture” da decenni trasferito a Parigi.

  1. Qual è la qualità vincente che le viene riconosciuta e che, a suo giudizio, è maggiormente legata al suo essere napoletano?

Qualche volta la capacità di un guizzo, un lampo che mette in relazione immediata e simultanea più cose. Ai napoletani si riconosce “rapidità mentale“, agilità, capacità di reazioni istantanee: qualità purtroppo che però non portano automaticamente ad una intelligenza collettiva, ad un opportuno ordine civile. Comunque in questa città convivono posizioni utopiche e concretezza; spesso altrove scisse e qui congiunte ed interagenti.

  1. Qual è la caratteristica vincente del suo essere napoletano, tra quelle che talvolta vengono ritenuti difetti?

Cercare compromessi ed anche un “disordine creativo”. Quando si è intransigenti si ottengono risultati migliori. Per esserlo si devono ascoltare molti, lavorare molto, riflettere. Qui il contesto spinge invece a mitigare e mitigando si perde (risultati meno incisivi, soprattutto ottenuti con dispendio di tempo intollerabile

  1. Napoli e i napoletani: più orgoglio di luogo o più orgoglio di popolo, in quali proporzioni?

Decisamente più orgoglio di luogo. L’orgoglio di popolo vive di contraddizioni perché fra troppi stereotipi, anche opposti … Questo luogo ha nella sua storia l’essenza degli uomini che lo hanno attraversato e abitato. È stata una città intelligente, i suoi luoghi sono identificati da straordinarie condizioni orografiche, dal fuoco, dalla storia. La conformazione degli spazi incide sui modi di vita. La città ha un impianto da grande capitale, di grande intelligenza. Nel tempo però è andata instupidendosi: all’opposto cresce l’intelligenza di chi la vive, costretto ad adeguarsi a luoghi impropri, ad un insieme inefficace che continua a sgretolarsi.

  1. Cosa migliorerebbe della Napoli che ha lasciato a suo tempo e cosa crede sia migliorato da allora?

Di fatto non ho mai lasciato Napoli, forse non l’ho nemmeno mai vissuta con vera intensità. In questa città convivono molte città, diverse, opposte, intrecciate. Dovremmo fare ogni sforzo per elevare la coscienza civica, educare, formare allo stare insieme, condizione essenziale per migliorare e diffondere condizioni di vita elevate. Napoli è oggi una città lentissima, indolente: di fatto immobile. Non ho mai abbandonato questa città, benché sia residente a Roma da 30 anni. Nel confronto con altre, questa è una città statica, ferma. Negli ultimi tempi nulla, sì la Metropolitana, pensata però decenni fa’, l’unica recente trasformazione, non visibile, sta nel sottosuolo. Senza dubbio una trasformazione positiva, ma poteva essere molto di più, non esaurirsi in una logica trasportistica ed immagini innovative nascoste in sottosuolo (peraltro spesso con grandi dubbi quando emergono …). Ho amici che vivono in altre realtà: se mancano per sei mesi dalla loro città, non riconoscono più un quartiere. Realtà dinamiche, si trasformano. Anche senza andare lontano, pensiamo a Oslo, Berlino, Londra, Amsterdam. Napoli da troppo tempo è una città statica: spero sempre che cambi.

  1. Parafrasando John Kennedy, si chieda cosa abbia fatto Napoli per lei e cosa abbia fatto lei per Napoli e cosa entrambi possiate o dobbiate fare.

La città non fa nulla per avvantaggiarsi delle sue risorse. Vive di un sistema competitivo astratto, teso più ad impedire che a sostenere. Napoli per me non ha fatto nulla, ma le città non devono fare niente per nessuno in particolare. Le città dovrebbero facilitare, sostenere, dar modo di sviluppare le potenzialità dei singoli, cioè di tutti. Avvantaggiarsene. Qui invece la staticità è frustrante: devi lavorare e fare ogni cosa scansando ostacoli altrove impensabili. Altrove tutti, anche le istituzioni, aiutano a superare le difficoltà. Qui spesso le creano: ricordo una riunione con decine di persone, ci si chiedeva una modifica di progetto: ogni funzionario non faceva altro che evidenziare norme da considerare, problemi cui stare attenti, possibili imprevisti. Banalità. Avvilivano, non aiutavano!

  1. Qual è il pregiudizio, il luogo comune riferito alla sua città natale in cui si è più frequentemente imbattuto?

L’inaffidabilità

  1. Come cambia, se cambia, il suo modo di parlare di Napoli e di giudicarla, quando è lontano da essa e in presenza di non napoletani?

Non cambia. Forse tendo a minimizzarne i difetti

  1. Quanto l’autocommiserazione e il compiacimento dei propri limiti e vizi ha danneggiato l’immagine di Napoli, sebbene abbia contribuito a costruire un’idea “letteraria” talora esibita quale vincente?

Molto, perché in qualche modo cristallizza il danno.

  1. La letteratura e la filmografia sulla camorra hanno incrinato l’immagine di Napoli più di quanto abbiano rafforzato una coscienza civile legalitaria?

Questa risposta ha due facce, se si vede dall’interno o dall’esterno. Da una parte determina una maggiore coscienza civile, da un'altra solleva un velo. Dipende dal soggetto che guarda. Io tendo a coglierne gli aspetti positivi. Ritengo che -specie sul lungo periodo- sia fondamentale, positivo, conoscere i fatti.

  1. A suo parere, qual’é la percentuale di coloro, tra i non napoletani, che sia a conoscenza che Napoli è stata tra le prime tre città al mondo per tecnologia, cultura e arti?

Minimo, 1%-2%, ma quanto di questo sanno i napoletani? A volte mi stupisce l’ignoranza abissale di chi non conosce fatti che sono la nostra storia, elementi determinanti, anche recenti. Napoli è stata depredata. 150 anni fa era una città ricca, primeggiava nelle tecnologie, nella ricerca, nell’innovazione. Aveva voglia di sperimentare, era attrattiva, un centro all’avanguardia. E’stata programmaticamente portata ad uno stato di prostrazione. Difficile uscirne, ma certo non impossibile.

  1. Qual è, secondo lei, l’istituzione di maggiore eccellenza napoletana?

Molte, direi la straordinaria “rete” di centri di ricerca che si è venuta formando. Non so indicarne uno in particolare. Allora indico l’istituzione più giovane, la Città della Scienza, per la sua capacità di divulgazione della cultura scientifica, e per come, giovanissima e nata quasi dal nulla, è entrata di diritto nei circuiti internazionali pur non disponendo di molti mezzi.

  1. Un luogo, un monumento, un libro, una musica, un cibo, un vino che rappresentano Napoli, nella sua più autentica essenza, indichi un simbolo per ciascuna categoria.

San Gregorio Armeno, Castel dell’Ovo; “Ferito a morte” di La Capria (o “La pelle” di Malaparte); Pergolesi, Scarlatti; il sartù di riso; tra i vini, più che il Lacryma Christi, “ ’o vino ‘e Pusilleco ”)

  1. Arte di arrangiarsi” e vincere le difficoltà: una palestra per sviluppare il problem solving?

Tradizione: eretica, disordinata, libera. Formazione: varia. Fascino dei luoghi: caratteri importanti. I luoghi formano, il luogo caotico contribuisce al caos mentale. Lo spazio fisico ha forte influenza sul carattere e sui comportamneti. L’interazione tra lo spazio e la mente forma le personalità e gli uomini. Lo spazio può arricchire la mente; la simultaneità di elementi diversi arricchisce. Napoli ne è un esempio. La freddezza della perfezione non fa parte di Napoli. Di fatto a Napoli si vive nella contraddizione fra il sentire un ambiente (in molti sensi), un paesaggio, una stratificazione ricchissima di cui si coglie potenza e opportunità; e la constatazione di immobilità sostanziali, di lentezze esasperanti ….

Chi per mestiere progetta è costantemente proiettato nel futuro, ci crede mentre lo immagina, vede trasformazioni possibili, è felicemente costretto a vivere in proiezione. Ma al di fuori di quest’obbligo, di questa condizione, vede sperperi di energie, distrazioni dominanti, ….. Quando si esalta la creatività dei napoletani, sembra che il “paradiso abitato da diavoli” (detto medioevale, ripreso da Goethe) si sia trasformato in “un inferno abitato da angeli”. In verità -a Napoli- inferno, purgatorio e paradiso coesistono.


copyright © 2013 Mariano Corcione