Maurizio Marinella, Imprenditore delle cravatte dal 1914

  1. Nato a Napoli: fierezza, imbarazzo, mero dato anagrafico?

Assolutamente fierezza, non ho alcun dubbio, sono stato fiero anche nei momenti in cui Napoli trasmetteva delle negatività importanti; mi sono comunque sentito fiero e orgoglioso di essere napoletano.

  1. Qual è la qualità vincente che le viene riconosciuta e che, a suo giudizio, è maggiormente legata al suo essere napoletano?

 La semplicità e l'emozione che continuo a vivere

  1. Qual è la caratteristica vincente del suo essere napoletano, tra quelle che talvolta vengono ritenuti difetti?

Creatività continua che noi napoletani abbiamo sempre e che talvolta non sempre viene vista come positiva.

  1. Napoli e i napoletani: più orgoglio di luogo o più orgoglio di popolo, in quali proporzioni?

Orgoglio del luogo, senza dubbio.

  1. Cosa migliorerebbe della Napoli che ha lasciato a suo tempo e cosa crede sia migliorato da allora?

 Non è migliorata molto, Napoli sta subendo un leggerissimo, ma continuo e costante deterioramento; si potrebbero fare tantissime cose.
Purtroppo qui non riusciamo ad esprimere nessuna situazione normale. Anche da chi ci governa si attende ogni volta un cambiamento, ma non sempre questo cambiamento avviene.

  1. Parafrasando John Kennedy, si chieda cosa abbia fatto Napoli per lei e cosa abbia fatto lei per Napoli e cosa entrambi possiate o dobbiate fare.

 Il legame di Napoli con Marinella e di Marinella con Napoli è molto forte. Cinque anni fa è venuta una società americana qui a Napoli, ma è andata in tutta Italia, e ha fatto una serie di interviste, di 10 domande, una di queste chiedeva: Quando parliamo di Napoli qual è la prima persona che ti viene in mente ? AL primo posto è arrivato Maradona, al secondo Totò, al terzo Marinella, al quarto San Gennaro, poi, Bassolino, Massimo Troisi e Pino Daniele. Sono orgoglioso di essere arrivato anche davanti a Sa Gennaro.
Marinella è diventato forte grazie ad una napoletanità positiva, quindi io sono molto legato alla città, c'è una catena molto forte che ci lega.

  1. Qual è il pregiudizio, il luogo comune riferito alla sua città natale in cui si è più frequentemente imbattuto?

 Spesso e volentieri Napoli ha trasmesso situazioni negative, quando si andava fuori trasmettere viceversa una Napoli che lavora, che si sveglia presto e che lavora dalle sei e mezza la mattina. Quando dico ai miei clienti di fuori “non vi preoccupate, venite alle 6,30” si chiedono se sia uno scherzo e io ho difficoltà a fare comprendere che noi apriamo tutti i giorni alle 6,30 e lavoriamo fino alle 8 e un quarto la sera.

  1. Come cambia, se cambia, il suo modo di parlare di Napoli e di giudicarla, quando è lontano da essa e in presenza di non napoletani?

No, è sempre lo stesso, il mio amore per la città è fortissimo nonostante tutto e tutti e quindi parlo di Napoli con una grande passione e con un grande orgoglio, ripeto, di essere napoletano.

  1. Quanto l’autocommiserazione e il compiacimento dei propri limiti e vizi ha danneggiato l’immagine di Napoli, sebbene abbia contribuito a costruire un’idea “letteraria” talora esibita quale vincente?

 Sì, noi abbiamo la consuetudine di lamentarci e di fare apparire la situazione è più difficile di quella che è, ma le difficoltà sono davvero tante e credetemi che la quotidianità è veramente molto difficile e, essendo molto stanchi, delle volte spariamo a zero anche sulla città.

  1. La letteratura e la filmografia sulla camorra hanno incrinato l’immagine di Napoli più di quanto abbiano rafforzato una coscienza civile legalitaria?

Non più di tanto, erano cose che già si sapevano, sicuramente hanno fatto conoscere anche noi che viviamo nella stessa città una realtà veramente molto forte.

  1.  A suo parere, qual è la percentuale di coloro, tra i non napoletani, che sia a conoscenza che Napoli è stata tra le prime tre città al mondo per tecnologia, cultura e arti?

 Le tre capitali europee Napoli, Parigi e Vienna. Molto pochi, ma Napoli è stata veramente capitale di un impero principalmente culturale; gli inglesi venivano a fare il gran tour, a prendere gocce di cultura, tutti i quadri inglesi ritraggono Napoli.

  1. Qual è, secondo lei, l’istituzione di maggiore eccellenza napoletana?

 Devo pensarci... ma direi il Teatro di San Carlo, che è in grande difficoltà finanziaria, ma che sento molto vicino a me.

 

  1. Un luogo, un monumento, un libro, una musica, un cibo, un vino che rappresentano Napoli, nella sua più autentica essenza, indichi un simbolo per ciascuna categoria.

 Un monumento dove io vado spesso a ritrovare me stesso è la colonna spezzata, qui a piazza Vittoria, c'è una scaletta che porta sul mare: lì ho visto le albe più belle e i tramonti più pazzeschi.
Un cibo, sicuramente uno spaghetto col pomodoro fresco con un po' di basilico in più, fa parte della mia semplicità, io non amo piatti elaborati, amo le cose semplici.
Purtroppo sono un cattivo lettore, l'ultimo libro (sorride leggermente) è stato La carica dei 101, quando avevo 12 anni, ho sempre lavorato tanto fin dall' età di 6 anni e non ho mai avuto molto tempo a disposizione.
Io non bevo, ma quando bevo, pochissimo, bevo vini campani.
Ascolto tutta la musica, ma la canzone che mi dà molta emozione e che parla tra l'altro di Napoli è Napule è di Pino Daniele, che rimane un pezzo fantastico.

  1. “Arte di arrangiarsi” e vincere le difficoltà: una palestra per sviluppare il problem solving?

 Assolutamente si, chi è abituato a portare avanti un'azienda a Napoli lo può fare in tutto il mondo.
Ma non è un luogo comune, è veramente un dato di fatto, io mi rendo conto che adesso portare avanti un'azienda, nel mondo è molto difficile, farlo in Italia è complicatissimo,ma farlo a Napoli è apocalittico.
Noi tra un anno e mezzo , nel 2014 festeggiamo 100 anni di attività, siamo nati nel 1914 e, mi creda, per me è un traguardo importantissimo; ho ricevuto un testimone importante da mio nonno prima e dai mio padre, poi, ho cercato di portarlo avanti e arrivare a celebrare questo compleanno importante è grande motivo di orgoglio e di soddisfazione.
Quando mio nonno morì mio padre mi chiamò in disparte e mi disse: “Maurizio, noi dobbiamo dimostrare alla gente che in fondo si possono fare grandi cose partendo da Napoli, ma soprattutto, restando a Napoli” ed è quello che abbiamo fatto noi e ci siamo riusciti.

copyright © 2013 Mariano Corcione