NADIA BALDI, regista e interprete
  1. Nato a Napoli: fierezza, imbarazzo, mero dato anagrafico?

Sono napoletana di formazione. Sono nata a Salerno ma nata e cresciuta artisticamente con Ruggero Cappuccio con il quale collaboro ormai da più di vent’anni. Di certo un grande motivo di fierezza perché ad oggi credo che Cappuccio sia il più grande letterato e drammaturgo contemporaneo e quindi Napoli non poteva farmi regalo più grande.

  1. Qual è la qualità vincente che le viene riconosciuta e che, a suo giudizio, è maggiormente legata al suo essere napoletano?

La pazienza, credo che in fondo Napoli viva nel concetto della “aggiate pacienza”.

  1. Qual è la caratteristica vincente del suo essere napoletano, tra quelle che talvolta vengono ritenuti difetti?

Davvero non saprei, io mi sento caparbia, tenace e anche un po’ folle, forse queste caratteristiche possono disturbare alle volte.

  1. Napoli e i napoletani: più orgoglio di luogo o più orgoglio di popolo, in quali proporzioni?

Nella mia Napoli decisamente l’orgoglio di luogo.

  1. Cosa migliorerebbe della Napoli che ha lasciato a suo tempo e cosa crede sia migliorato da allora?

Napoli nell’infanzia è stata una giostra, oggi purtroppo Napoli resta una giostra …

  1. Parafrasando John Kennedy, si chieda cosa abbia fatto Napoli per lei e cosa abbia fatto lei per Napoli e cosa entrambi possiate o dobbiate fare.

Ma non credo sia possibile fare e ricevere qualcosa da Napoli. Napoli è una bellissima prostituta bisogna dare e ricevere senza promesse. 

  1. Qual è il pregiudizio, il luogo comune riferito alla sua città natale in cui si è più frequentemente imbattuto?

“I napoletani sono furbi … e attenti a camminare per strada con borse e telefoni a vista” …saranno pure luoghi comuni, ma a me è accaduto di tutto dallo scippo al furto, alla rapina, allo sfregio.

  1. Come cambia, se cambia, il suo modo di parlare di Napoli e di giudicarla, quando è lontano da essa e in presenza di non napoletani?

Non cambia in nessun caso. Stimandola nonostante i difetti cerco sempre di essere obiettiva.

  1. Quanto l’autocommiserazione e il compiacimento dei propri limiti e vizi ha danneggiato l’immagine di Napoli, sebbene abbia contribuito a costruire un’idea “letteraria” talora esibita quale vincente?

Purtroppo i napoletani amano profondamente questo sport dell’autocommiserazione e compiacimento … credo che i napoletani non abbiano voglia di cambiare nulla, sarebbe troppo faticoso.

  1. La letteratura e la filmografia sulla camorra hanno incrinato l’immagine di Napoli più di quanto abbiano rafforzato una coscienza civile legalitaria?

Mah me lo auguro, non mi pare che la storia attuale sia così differente da quella passata.

  1.  A suo parere, qual è la percentuale di coloro, tra i non napoletani, che sia a conoscenza che Napoli è stata tra le prime tre città al mondo per tecnologia, cultura e arti?

Se ne avessero coscienza … anche qui è cosa da pochi, eppure Napoli è ricca di talento ed energia …. ma in fondo tutto questo è ancora una volta troppo faticoso.

  1. Qual è, secondo lei, l’istituzione di maggiore eccellenza napoletana?

Domanda complicatissima, preferisco definire l’arte un’istituzione e quindi …

  1. Un luogo, un monumento, un libro, una musica, un cibo, un vino che rappresentano Napoli, nella sua più autentica essenza, indichi un simbolo per ciascuna categoria.

Il Vesuvio, Cappella San Severo, Fuoco su Napoli di Ruggero Cappuccio, il coro delle lavandaie della Gatta Cenerentola di De Simone, il ragù, non bevo vino.

  1.  Quanto la creatività che le viene riconosciuta è debitrice nei confronti della tradizione, della formazione e del fascino emanato dai luoghi della sua città? In altre parole quanto la sua arte è figlia di  Napoli ?

Napoli ha il grande pregio di essere una fucina di colori, suoni, sapori, umori, corpi, visi, voci, sentimenti … tutto questo è un dono per chi ha urgenza di creatività.

 

copyright © 2013 Mariano Corcione