Dott. PASQUALE D'AVINO, Ambasciatore d'Italia a Praga, Repubblica Ceca


  1. Nato a Napoli: fierezza, imbarazzo, mero dato anagrafico?

La “cittadinanza” napoletana l’ho sempre considerata un plus, da saper presentare in giro per il mondo senza ne’ complessi ne’ eccessiva retorica. Come diceva Einstein e’ più facile spezzare l’atomo che un pregiudizio, ma ricordando ai miei interlocutori internazionali la grandissima cultura e lo straordinario patrimonio paesaggistico di Napoli sono sempre sbocciati numerosi rapporti di grande simpatia.

  1. Qual è la qualità vincente che le viene riconosciuta e che, a suo giudizio, è maggiormente legata al suo essere napoletano?

In particolare, l’ironia e la capacità di sdrammatizzare anche le situazioni di maggior tensione con una flemma saggia e distaccata rappresentano la più forte caratteristica del mio essere napoletano. Tante volte mi ha soccorso in momenti non facili nei rapporti con altre culture ed altre mentalità, sapendo così meglio scegliere io stesso l’orientamento giusto tra le varie opzioni possibili che si presentano nelle situazioni di crisi.

  1. Qual è la caratteristica vincente del suo essere napoletano, tra quelle che talvolta vengono ritenuti difetti?

Anche il “difetto” napoletano di muoversi e prendere decisioni senza troppa fretta … mi è risultato utilissimo per prendere il tempo necessario per ponderare e comprendere bene situazioni complicate o personaggi difficili provenienti dai più diversi Paesi.

  1. Napoli e i napoletani: più orgoglio di luogo o più orgoglio di popolo, in quali proporzioni?

Non ho mai troppo creduto che Goethe fosse davvero sincero quando disse che Napoli e’ un paradiso abitato dai diavoli. In fondo la bellezza di Napoli, a parte la meravigliosa cartolina, deriva proprio da quello che si sono inventati i napoletani dalla grande arte alle canzoni alla gastronomia; e’ proprio questo insieme che rende indimenticabile un soggiorno nella nostra città e che ci fa essere orgogliosi sia del popolo che del luogo.

  1. Cosa migliorerebbe della Napoli che ha lasciato a suo tempo e cosa crede sia migliorato da allora?

A Napoli tante cose sono migliorate – nonostante che i napoletani tendano a vedere spesso piu’ il bicchiere mezzo vuoto – da quando ho lasciato quella città a 24 anni: i motociclisti usano il casco proprio come a Milano, l’aeroporto ha mille destinazioni, si sono moltiplicati i servizi e la capacità di dialogare con gli stranieri e di farsi apprezzare in giro per il mondo. Credendo in se stessi ed impegnandosi di più vi sono ampi margini per una ulteriore crescita dei prodotti, dei servizi e della cultura che la città offre, avviando realmente un gioco di squadra tra tutte le istituzioni pubbliche e tra pubblico e privato.

  1. Parafrasando John Kennedy, si chieda cosa abbia fatto Napoli per lei e cosa abbia fatto lei per Napoli e cosa entrambi possiate o dobbiate fare.

Napoli ha fatto tantissimo per me e continua a fare alimentando ad esempio la mia creatività e la mia prontezza nel capire le persone. Per Napoli ho avviato tantissime iniziative come ad esempio la manifestazione “Praga canta Napoli” dello scorso settembre presso il Teatro più bello di questa città con la presenza di 6 mila spettatori. Con un rapporto che spero più vivace con le varie realtà imprenditoriali ed istituzionali credo ci siano vasti spazi per incrementare turismo ed export, attraverso una articolata strategia di promozione economico commerciale che, da parte mia, ho già intrapreso.

  1. Qual è il pregiudizio, il luogo comune riferito alla sua città natale in cui si è più frequentemente imbattuto?

 Il pregiudizio del napoletano “sfaticato” e’ il più duro a morire. Eppure in giro per il mondo ho incontrato solo napoletani instancabili, apprezzati e a loro modo geniali. Qui a Praga ad esempio e’ napoletano il Presidente della Maratona di Praga, Carlo Capalbo, e nella mia precedente sede di Ginevra erano di origine napoletana alcuni dei più brillanti finanzieri e collezionisti d’arte svizzeri che ho mai conosciuto.

  1. Come cambia, se cambia, il suo modo di parlare di Napoli e di giudicarla, quando è lontano da essa e in presenza di non napoletani?

Il mio modo di parlare di Napoli e’ sempre rimasto costante nel metterne in luce sia i difetti che i pregi, facendo in modo che questi ultimi emergessero nettamente attraverso le storie dei grandi napoletani, come Eduardo de Filippo la cui Filumena Martorano siamo riusciti a far tradurre in ceco e a rappresentare a Praga in questi giorni.

  1. Quanto l’autocommiserazione e il compiacimento dei propri limiti e vizi ha danneggiato l’immagine di Napoli, sebbene abbia contribuito a costruire un’idea “letteraria” talora esibita quale vincente?

 Ovviamente l’autocommiserazione rappresenta un limite nel proporsi ai non napoletani.

  1. La letteratura e la filmografia sulla camorra hanno incrinato l’immagine di Napoli più di quanto abbiano rafforzato una coscienza civile legalitaria?

Napoli come tante città del mondo di grande dimensione e complessità ha problemi grandi e complessi. La stessa camorra e’ un fenomeno che va da me rappresentato in maniera onesta, senza nasconderne gli aspetti tragici ma sottolineando anche come la cittadinanza napoletana abbia da tempo avviato un atteggiamento diverso di condanna più netta sia della camorra che degli ambienti che mostrano atteggiamenti troppo tolleranti se non conniventi nei suoi confronti.

  1.  A suo parere, qual è la percentuale di coloro, tra i non napoletani, che sia a conoscenza che Napoli è stata tra le prime tre città al mondo per tecnologia, cultura e arti?

Contrariamente a quello che ritengono tanti napoletani, nel mondo si ha una certa conoscenza dei successi raggiunti in campo culturale ed anche scientifico dai rappresentanti della nostra città. Tantissimi conoscono i nostri grandi matematici e filosofi e la città della scienza. Occorre ovviamente fare di più perché tali conoscenze si diffondano ulteriormente.

  1. Qual è, secondo lei, l’istituzione di maggiore eccellenza napoletana?

 Tante istituzioni napoletane meritano di essere riconosciute come eccellenti. Ma invece di fare un elenco che sarebbe riduttivo preferisco sollecitare ad una maggior fiducia nelle prospettive per quelle che non lo sono, purchè ci sia uno sforzo profondo e diffuso.

  1. Un luogo, un monumento, un libro, una musica, un cibo, un vino che rappresentano Napoli, nella sua più autentica essenza, indichi un simbolo per ciascuna categoria.

Napoli e’ ricca di simboli: me ne vengono in mente una marea e forse per citare a caso sull’istante penso a piazza Mercato (luogo di tante rivoluzioni e occasioni mancate) alla storia di Napoli di Iglesias che traccia un profilo denso di problematicità come quello dei napoletani, al Babà (che ho ritrovato in tanti Paesi anche qui nell’Europa dell’Est e che racconta indirettamente della leggerezza saggia del nostro popolo) e tutte quelle canzoni napoletane di Pino Daniele che raccontano di quanto sia complicata e talvolta dolorosa ma al tempo stesso bellissima la vita.

  1. Rappresentante del mondo a Napoli. Quanta napoletanità ha assorbito durante l’attività diplomatica?

Il garbo, la perspicacia e l’ironia di cui sono capaci i napoletani rappresentano fattori di indubbia forza per un’azione diplomatica a tutela dei tanti interessi dell’Italia che non e’ sempre facile rappresentare e difendere in una realtà internazionale sempre più globalizzata e dunque sempre più competitiva.
Quando mio nonno morì mio padre mi chiamò in disparte e mi disse: “Maurizio, noi dobbiamo dimostrare alla gente che in fondo si possono fare grandi cose partendo da Napoli, ma soprattutto, restando a Napoli” ed è quello che abbiamo fatto noi e ci siamo riusciti

copyright © 2013 Mariano Corcione