PEPPE BARRA, cantante e attore teatrale


  1. Nato a Napoli: fierezza, imbarazzo, mero dato anagrafico?

No, sono nato a Roma, per sbaglio, mia madre è Procidana. In questo ultimo periodo molto spesso mi imbarazzo, molto ma molto spesso.

2) Qual è la qualità vincente che le viene riconosciuta e che, a suo giudizio, è maggiormente legata al suo essere napoletano?

diciamo è la grande … la grande affabulazione, la grande comunicazione, è il modo di comunicare di noi napoletani, che lo abbiamo un po’ nel dna

3) Qual è la caratteristica vincente del suo essere napoletano, tra quelle chtalvolta vengono ritenute difetti?


Io mi reputo una persona che anche da questo punto di vista, anche nella fantasia nell'arrangiarsi, dal lato artistico, ne sono sempre orgoglioso di essere napoletano. Non trovo nessun difetto nel mio essere napoletano.

4) Napoli e i napoletani: più orgoglio di luogo o più orgoglio di popolo, in quali proporzioni?


Diciamo che sono abbastanza internazionale per cui non credo che ci sia. La città di Napoli mi adora, Napoli mi ama molto, amato anche dai non napoletani.. reciprocamente

5) Cosa migliorerebbe della Napoli che ha lasciato a suo tempo e cosa crede sia migliorato da allora?


Non è migliorato niente, anzi è peggiorato! Napoli non è cambiata negativamente, non è cambiata per quella che era negativa. Nel periodo che scriveva Matilde Serao, Il ventre di Napoli, oggi ce lo troviamo tale e quale, se non peggiorato. Purtroppo devo dire, anche per colpa dei governanti, quelli che governano questa città e devo dire, il proverbio del 1600 cioè della fine del ‘700, dei moti rivoluzionari del 1799, non è cambiata. Napoli è come nu franfellicco, ognuno cene, allecca, arronza e se ne va.
E così è. Tutti i sindaci che si sono succeduti, sono tutti quanti tale e quale. Tale e quale non cambia nessuno. L’unico che io reputo un sindaco valido, nella storia della mia vita, e sono tanti anni, è Valenzi, solo lui, solo lui e basta.

6) Parafrasando John Kennedy, si chieda cosa abbia fatto Napoli per lei e cosa abbia fatto lei per Napoli e cosa ancora entrambi possiate o dobbiate fare.


Io penso che se non fossi stato napoletano, se non fossi rimasto in questa città, credo che non avrei potuto fare quello che sono nel teatro, quello che sono come artista, né come attore. Napoli mi ha dato la possibilità di essere quello che sono. Napoli con la sua cultura, con il suo modo di porgere proprio la cultura, che mi ha aiutato che mi ha salvato. E non sono andato via. Sono l’unico attore che non sono andato via. Se fossi più giovane adesso, me ne scapperei, ma non da Napoli dall’Italia.

7) Qual è il pregiudizio, il luogo comune riferito alla sua città natale in cui si è più frequentemente imbattuto?


Ma ce ne sono tanti di pregiudizi. Un po’ a torto molto a ragione, perché disse bene il caro Eduardo, o presepio è buono e pastore so malamento. Purtroppo così è. E sono peggiorati. I napoletani purtroppo, salviamo un po’ il salvabile, però soprattutto per questa televisione degli ultimi vent’anni che si vede il gusto dei napoletani è cambiato in peggio ma molto.

8) Come cambia, se cambia, il suo modo di parlare di Napoli e di giudicarla, quando è lontano da essa e in presenza di non napoletani?


Assolutamente io sono Napoletano, anche in Cina io sono stato Napoletano. Mi vanto di essere un napoletano. È chiaro che quando sto a Napoli, vedo di più i difetti di questa bella e nobile città, però non me ne vergogno.

9) Quanto l'autocommiserazione e il compiacimento dei propri limiti e vizi ha danneggiato l'immagine di Napoli, sebbene abbia contribuito a costruire un'idea “letteraria” talora esibita quale vincente?


Il napoletano in genere non lo fa, anche perché è uno abbastanza orgoglioso, però in questo ultimo periodo non è solo Napoli che si piange addosso, è tutta l’Italia che si piange addosso. Siamo proprio inguaiati.

10) La letteratura e la filmografia sulla camorra hanno incrinato l'immagine di Napoli più di quanto abbiano rafforzato una coscienza civile legalitaria?

Certamente, certamente. Di questo non ho il minimo dubbio.
tutta la grande fetta dei napoletani colti, dei napoletani che hanno … che sono … rimasti col buon gusto di allora. tutti quelli che invece hanno cambiato il loro gusto e vanno incontro e applaudono a merdate cazzate e schifezze che fanno in televisione o in teatro, è chiaro che quella fascia là è pericolosa, che sta cambiando Napoli in peggio e in negativo.

11) Qual è, secondo lei, l'istituzione di maggiore eccellenza napoletana?


Ma è la stessa Napoli che è un’istituzione. Se uno parla di Napoli, di ….., di neapolis, e di tutto il regno borbonico, e di tutta la cultura settecentesca, è un’istituzione. Se noi guardiamo dentro la città di Napoli, e posiamo lo sguardo su ogni monumento, su ogni quadro in qualsiasi chiesa barocca, quella è l’istituzione Italiana che fa di Napoli una grande capitale europea ancora oggi.

12) Un luogo, un monumento, un libro, una musica, un cibo, un vino che rappresentino Napoli, nella sua più autentica essenza, indichi un simbolo per ciascuna categoria.


Oggi Napoli ha un grande revival del vino perché, in Campania ci stanno dei vini buonissimi, dei vini che fanno onore a tutti i vini italiani, che sono l’Aglianico, o pere 'e palumm, e tanti altri che veramente hanno un grande valore.

13) Quanto la creatività che Le viene riconosciuta è debitrice nei confronti della tradizione, della formazione e del fascino emanato dai luoghi della sua città? In altre parole quanto ne è idealmente figlia, benché adulta e ormai autonoma?

Devo tutto a Napoli, e ai miei genitori. io sono figlio d’arte e grazie a questo generoso dna, sono oggi.

copyright © 2013 Mariano Corcione