Dott. RENATO VARRIALE, Ambasciatore Portogallo


  1. Nato a Napoli: fierezza, imbarazzo, mero dato anagrafico?

Né fierezza, né imbarazzo. Sono però felice di essere nato in una città che ha tanta storia e tanta personalità.

  1. Qual è la qualità vincente che le viene riconosciuta e che, a suo giudizio, è maggiormente legata al suo essere napoletano?

Non so se si possano definire qualità, ma due aspetti del mio carattere che credo sicuramente legati alla napoletanità e che mi sono stati molto d’aiuto nel corso degli anni sono il sapermi immedesimare nella psicologia degli altri e il saper cogliere il senso tragicomico della vita. Credo però, onestamente, che anche mi sia stata di beneficio una caratteristica che è, invero, poco napoletana: l’amore per l’ordine ed il rispetto delle regole.

  1. Qual è la caratteristica vincente del suo essere napoletano, tra quelle che talvolta vengono ritenuti difetti?

Un “difetto” molto napoletano di cui non saprei fare a meno è un certo scetticismo sulle virtù del prossimo. È bene essere consci che siamo tutti esseri umani e tutti abbiamo qualche umanissima debolezza. A ciò aggiungasi un’altrettanto napoletana tendenza a vedere il mondo con un minimo di distacco. Ma questo, forse, non è del tutto un difetto poiché funziona da antidoto verso il veleno del fanatismo.

  1. Napoli e i napoletani: più orgoglio di luogo o più orgoglio di popolo, in quali proporzioni?

Sicuramente più orgoglio di luogo. Voglio dire orgoglio di una città molto bella, con una storia affascinante, un dialetto e una tradizione culturale che appassionano. Quanto al popolo, vorrei che fossimo meno anarchici ed individualisti e più disciplinati ed uniti. A questo proposito, va riconosciuto che imitare un po’ i nordici non sarebbe male.

  1. Cosa migliorerebbe della Napoli che ha lasciato a suo tempo e cosa crede sia migliorato da allora?

Quando lasciai Napoli avrei voluto una classe media meno provinciale ed una classe dirigente che desse il buon esempio in tutto. Da allora credo che i napoletani abbiano acquisito una maggiore consapevolezza della necessità di migliorare. Quale sia la strada per farlo è però un discorso più complesso sul quale ho le mie idee, ma non certo ricette miracolose. In termini concreti, sono contento di vedere come dagli anni ’80 ad oggi il centro storico abbia fatto grandi passi avanti nell’aprirsi al turismo. Resta, purtroppo, il problema del traffico.

  1. Parafrasando John Kennedy, si chieda cosa abbia fatto Napoli per lei e cosa abbia fatto lei per Napoli e cosa entrambi possiate o dobbiate fare.

Napoli ha sicuramente configurato la mia personalità. Mi sono sforzato di custodire i pregi della cultura napoletana e, allo stesso tempo, correggerne i difetti (ciò che forse è stato facilitato da tanta vita all’estero). In breve, credo che Napoli abbia fatto di me una persona tollerante e con i piedi per terra. Una persona con senso dello humour e forse un po’ disincantata, ma non per questo cinica e disfattista. Quello che invece io ho fatto per Napoli è sempre stato combattere i peggiori clichè, non solo con le parole, ma anche con i fatti. Per il futuro vorrei solo – come non mi stanco di ripetere - che Napoli diventasse un po’ più disciplinata, più attenta alla legge ed alle regole in generale e più aperta sul mondo. Già solo questo ci aiuterebbe a “venderne” meglio l’immagine all’estero. Quanto a me, credo che dovrei tornarci più spesso per conoscerla sempre meglio, anche in compagnia di ospiti stranieri (dico sempre agli amici stranieri che vedere Napoli con un napoletano è un’altra cosa).

  1. Qual è il pregiudizio, il luogo comune riferito alla sua città natale in cui si è più frequentemente imbattuto?

Sicuramente quello concernente la disonestà dei napoletani. Purtroppo non siamo senza macchia. Non lo siamo stati nel corso della storia della città e non lo siamo oggi, soprattutto a causa della camorra. Ed anche per questo mi permetto di dire che dovremmo fare di più per smentire i luoghi comuni. Solo per dare un esempio, destrezza e furbizia possono essere anche delle doti simpatiche. Ma solo a condizione che non si trasformino nell’anticamera della disonestà e del reato.

  1. Come cambia, se cambia, il suo modo di parlare di Napoli e di giudicarla, quando è lontano da essa e in presenza di non napoletani?

Il mio modo di parlare di Napoli non cambia molto quando ho interlocutori diversi dai concittadini. È certo, però, che con i non-napoletani occorre fare uno sforzo maggiore per descrivere la città con i suoi pregi e difetti. Tra di noi napoletani si può essere invece più laconici, giacché, per capirci, in genere bastano poche battute in napoletano, al limite citando Eduardo o Totò.

  1. Quanto l’autocommiserazione e il compiacimento dei propri limiti e vizi ha danneggiato l’immagine di Napoli, sebbene abbia contribuito a costruire un’idea “letteraria” talora esibita quale vincente?

Autocommiserazione e compiacimento sono stati di enorme danno, ma il primo è un peccato veniale; il secondo è peccato mortale. E non c’è trionfo letterario che li giustifichi.

  1. La letteratura e la filmografia sulla camorra hanno incrinato l’immagine di Napoli più di quanto abbiano rafforzato una coscienza civile legalitaria?

Credo che sia prevalso l’effetto positivo, vale a dire quello del rafforzamento della coscienza civile legalitaria. In altri termini, penso che letteratura e filmografia sulla camorra provochino più rigetto per il crimine che non per Napoli e la Campania. Bisogna piuttosto stare attenti ad evitare il fenomeno della mitizzazione: è accaduto con la mafia italo-americana dal “Padrino” in poi. I personaggi, gli ambienti, le frasi che citano i protagonisti ed il loro atteggiamento di fronte alla vita tendono a diventare “cult”, come si usa oggi dire. E questo non è positivo.

  1.  A suo parere, qual è la percentuale di coloro, tra i non napoletani, che sia a conoscenza che Napoli è stata tra le prime tre città al mondo per tecnologia, cultura e arti?

Non sono molti coloro che sanno che nella Napoli borbonica scienza, tecnologia ed arte hanno avuto momenti di gloria. Tuttavia, la soddisfazione che dà a noi napoletani questa consapevolezza non ci deve far dimenticare che il Regno delle Due Sicilie soffriva anche di grande arretratezza e fu, forse, proprio questo fattore tra le principali cause del suo crollo.

  1. Qual è, secondo lei, l’istituzione di maggiore eccellenza napoletana?

Credo che sia una bella sfida fra il San Carlo ed il Museo di Capodimonte, universalmente entrambi ben noti.

  1. Un luogo, un monumento, un libro, una musica, un cibo, un vino che rappresentano Napoli, nella sua più autentica essenza, indichi un simbolo per ciascuna categoria.

Luogo: Via San Gregorio Armeno; Monumento: Castel dell’Ovo; Libro: Il Decamerone con la novella di Andreuccio da Perugia; Musica: “Napul’è” di Pino Daniele; Vino: Lacryma Christi.

  1. Napoletano nel mondo, in rappresentanza dell’Italia. Quanta napoletanità è lecito e utile conservare nell’attività diplomatica?

Nell’attività diplomatica la napoletanità è come il peperoncino: bisogna scegliere le pietanze giuste, le dosi appropriate e soprattutto farne uso soltanto con chi l’apprezzi.

copyright © 2013 Mariano Corcione