ROSALIA PORCARO, attrice comica


1) Nato a Napoli: fierezza, imbarazzo, mero dato anagrafico?

 Imbarazzo assolutamente no, mero dato anagrafico nemmeno; fierezza, sicuramente: ne colgo l'aspetto positivo, se mi chiedono dove sono nata non lo nascondo mai, non mi pare una cosa negativa

2) Qual è la qualità vincente che le viene riconosciuta e che, a suo giudizio, è maggiormente legata al suo essere napoletano?

Essendo io un'attrice comica il modo di vedere le cose sdrammatizzandole è tipico di noi napoletani (che sono da sempre vissuti nei problemi però ne hanno sempre mantenuto una certa distanza), cosa che poi può sfociare in un difetto, che è quello di lasciarsi cadere tutto addosso - però diventa anche una virtù nell'affrontare le cose facendosele scivolare addosso in modo anche di poterne ridere


3) Qual è la caratteristica vincente del suo essere napoletano, tra quelle che talvolta vengono ritenute difetti?

Credo l'indolenza, che un po' appartiene sempre al carattere napoletano di cui dicevo prima, quella calma che li porta ad andare avanti dicendo "si vabbè ma che è successo?": in realtà questo diventa un difetto. Nel mio caso diventa una caratteristica vincente, perché ribalta talmente la realtà al punto di arrivare a essere paradossale e di far ridere


4) Napoli e i napoletani: più orgoglio di luogo o più orgoglio di popolo, in quali proporzioni?

Entrambi in egual misura, per me non c'è una grande distinzione tra popolo e luogo: sono nata a Napoli e penso non soltanto alla bellezza di Napoli, al mare e al sole, ma anche all'essere napoletani, come un'unica cosa


5) Cosa migliorerebbe della Napoli che ha lasciato a suo tempo e cosa crede sia migliorato da allora?

Vivo da quattro anni a Roma, e non credo che Napoli sia migliorata da quando l'ho lasciata: anzi, credo che sia leggermente andata indietro. In realtà stava già peggiorando, e purtroppo ancora non se ne vede la schiarita, ma io non perdo le speranze, perché dal Sud qualcosa arriva - ma ancora non ha toccato Napoli


6) Parafrasando John Kennedy, si chieda cosa abbia fatto Napoli per lei e cosa abbia fatto lei per Napoli e cosa ancora entrambi possiate o dobbiate fare.

La domanda è un po' impegnativa.. sicuramente Napoli per me ha fatto molto: tutto quello che mi appartiene, il mio lavoro - a cui tengo molto -, la mia passione, sono dovuti all'essere napoletana; non so esattamente cosa io abbia fatto per Napoli, mi piacerebbe attraverso il mio lavoro rispecchiare un po' l'animo dei napoletani... non so, anche attraverso un film che abbia tutte le coordinate di una commedia, ma che ci porti dentro anche tanta verità su Napoli, lo spirito dei napoletani, il loro mondo, in una maniera più comprensibile rispetto all'essere solo divertenti e solo catastrofici, e cercare una via di mezzo per dire tutto, una chiave più obiettiva per rappresentare la mia città


7) Qual è il pregiudizio, il luogo comune riferito alla sua città natale in cui si è più frequentemente imbattuto?

La furbizia, l'essere preparati a essere "fregati" dai napoletani, più che dalla città violenta: c'è quest'idea che "a Napoli ti fanno il pacco"


8) Come cambia, se cambia, il suo modo di parlare di Napoli e di giudicarla, quando è lontano da essa e in presenza di non napoletani?

Chiaramente c'è sempre un senso di appartenenza rispetto alle persone con cui interagisci, se si attaccano ai luoghi comuni chiaramente viene naturale sentirsi colpiti e quindi reagire con un po' di suscettibilità... D'altro canto, mi rendo anche conto che è molto difficile - da napoletana - far capire lo spirito dei napoletani ai non napoletani, ma questa non è una tragedia, a me fa anche ridere chi vuole parlare napoletano ed esagera, volutamente o ingenuamente, alcuni toni esasperando la pronuncia di alcune parole. In realtà non è così, ci si accorge che c'è sempre un po' di più di quello che realmente è.


9) Quanto l'autocommiserazione e il compiacimento dei propri limiti e vizi ha danneggiato l'immagine di Napoli, sebbene abbia contribuito a costruire un'idea “letteraria” talora esibita quale vincente?

Più che l'autocommiserazione, secondo me è la passività il problema di Napoli, il suo aspetto negativo - che però ha anche dei risvolti positivi; arrivando a degli eccessi, ci si può lasciare scivolare addosso le cose e reagire troppo tardi... questo sicuramente è stato un danno per la città.


10) La letteratura e la filmografia sulla camorra hanno incrinato l'immagine di Napoli più di quanto abbiano rafforzato una coscienza civile legalitaria?

Sono venuti fuori tutti e due gli aspetti secondo me, ma non credo che abbiano inquinato più di quanto abbiano giovato a una coscienza civile legalitaria; credo che non abbiano compromesso più di tanto la già difficile situazione, e che abbiano messo in luce negatività della città di Napoli e realtà specifiche di quella città; quello è un film che mirava specificamente a evidenziare certi lati negativi

11) A suo parere, qual è la percentuale di coloro, tra i non napoletani, che sia a conoscenza che Napoli è stata tra le prime tre città al mondo per tecnologia, cultura e arti?

Non credo siano molte le persone che sanno che Napoli è una città la quale culturalmente è stata una delle più grandi, perché purtroppo se ne sente parare sotto altri aspetti


12) Qual è, secondo lei, l'istituzione di maggiore eccellenza napoletana?

Anche questa è una domanda difficile, perché io credo che ci siano più campi nei quali si sono contraddistinte eccellenze napoletane: mi viene in mente la magistratura, la formazione in campo medico, così come anche nello spettacolo ci sono nomi che hanno fatto la storia del teatro

13) Un luogo, un monumento, un libro, una musica, un cibo, un vino che rappresentino Napoli, nella sua più autentica essenza, indichi un simbolo per ciascuna categoria.

Come luogo San Gregorio Armeno, per il monumento Santa Chiara, come libro un po' tutti i romanzi di Erri  De Luca, in musica Caruso; come cibo la pastiera e per il vino il Greco di Tufo

14) Quanto la creatività che Le viene riconosciuta è debitrice nei confronti della tradizione, della formazione e del fascino emanato dai luoghi della sua città? In altre parole quanto ne è idealmente figlia, benché adulta e ormai autonoma?

Figlia di Napoli: del linguaggio e in generale un po' in tutto quello che faccio, anche perché in qualche modo il mondo napoletano te lo porti comunque appresso, e finora credo mi caratterizzi ancora tanto, della mia comicità devo molto alla creatività tipica dei napoletani


copyright © 2013 Mariano Corcione