SALVATORE PALOMBA




1) Nato a Napoli: fierezza, imbarazzo, mero dato anagrafico?
Nessuna di queste cose. Nascere e formarmi a Napoli ha segnato per me particolarmente il mio karma.

2) Qual è la qualità vincente che le viene riconosciuta e che, a suo giudizio, è maggiormente legata al suo essere napoletano?
Non so se si tratti di qualità vincente. Mi viene riconosciuto di aver usato la lingua napoletana per parlare di temi e sentimenti che toccano l’uomo di oggi “ qualsiasi sia la latitudine in cui vive”.

3) Qual è la caratteristica vincente del suo essere napoletano, tra quelle che talvolta vengono ritenute difetti?
La stessa lingua che “mi ha scelto” per fare poesia viene, talvolta, considerata un limite.

4) Napoli e i napoletani: più orgoglio di luogo o più orgoglio di popolo, in quali proporzioni?
Antico e ingenuo orgoglio di popolo per la propria terra (Chisto è ‘o paese d’ ‘o sole – ‘O Paraviso nuosto è chillu llà ,ecc) che ultimamente rischia spesso di
trasformarsi quasi in rancore.

5) Cosa migliorerebbe della Napoli che ha lasciato a suo tempo e cosa crede sia migliorato da allora?
Ho vissuto la mia infanzia al tempo della guerra e, quindi, tutto mi è sembrato migliore rispetto alla paura delle bombe, alle corse sotto i ricoveri e alla fame
nera.

6) Parafrasando John Kennedy, si chieda cosa abbia fatto Napoli per lei e cosa abbia fatto lei per Napoli e cosa ancora entrambi possiate o dobbiate fare.
Napoli mi ha dato la lingua per essere poeta e una certa visione che dal “paradiso abitato dai diavoli” mi ha aiutato a capire il mondo. Io l’ho cantata. Purtroppo ora siamo stanchi io e la città.

7) Qual è il pregiudizio, il luogo comune riferito alla sua città natale in cui si è più frequentemente imbattuto?
Forse perché ho un particolare talento a riconoscere i filo-napoletani, il luogo comune più frequente ( e dannoso aggiungo io) è stato quello sui “napoletani
simpatici”.

8) Come cambia, se cambia, il suo modo di parlare di Napoli e di giudicarla, quando è lontano da essa e in presenza di non napoletani?
Non cambia. Mi capita di dover difendere Napoli anche dai napoletani.

9) Quanto l’autocommiserazione e il compiacimento dei propri limiti e vizi ha danneggiato l’immagine di Napoli, sebbene abbia contribuito a costruire un’idea “letteraria” talora esibita quale vincente?
Ciò che danneggia l’immagine di Napoli sono, a mio avviso, gli stereotipi di ogni genere e fra gli stereotipi, oltre a quello di pizza e mandolino, c’è anche quello dell’autocommiserazione.

10) La letteratura e la filmografia sulla camorra hanno incrinato l’immagine di Napoli più di quanto abbiano rafforzato una coscienza civile legalitaria?
Sì, credo che purtroppo questo sia vero.

11) A suo parere, qual è la percentuale di coloro, tra i non napoletani, che sia a conoscenza che Napoli è stata tra le prime tre città al mondo per tecnologia, cultura e arti?
Lo sanno in pochi e – temo – anche fra i napoletani.

12) Qual è, secondo lei, l’istituzione di maggiore eccellenza napoletana?
Difficile dirne una sola. Per i miei interessi direi le Biblioteche, che testimoniano della storia e della cultura della patria napoletana, compreso quella del Conservatorio e la saccheggiata Biblioteca dei Gerolomini.

13) Un luogo, un monumento, un libro, una musica, un cibo, un vino che rappresentino
Napoli, nella sua più autentica essenza, indichi un simbolo per ciascuna categoria. Il lungomare, Castel dell’Ovo, ‘O sole mio, le poesie di Di Giacomo,il ragù, il
vino Falanghina.

14. Quanto la creatività che le viene riconosciuta è debitrice nei confronti della tradizione, della formazione e del fascino emanato dai luoghi della sua città? In altre parole quanto la sua arte è figlia di Napoli ?
Napoli è uno dei luoghi dove più è evidente il contrasto fra Storia e Natura ed è anche quello che “pasolinianamente” ancora un po’ resiste a una totale omologazione culturale. Questo mix non può non influenzare la creatività, specialmente di chi vi è nato.

 

copyright © 2013 Mariano Corcione